Emily la fissò per un lungo istante, studiando la sincerità nuda in quegli occhi castani. Lentamente, un sorriso impercettibile le incurvò le labbra. La sua anima di ferro si concesse un momento di umanità.

«Buon Natale, Vanessa,» disse Emily, riprendendo a camminare. «Ci vediamo in ufficio il ventisette. Abbiamo un mucchio di cause per infortuni sul lavoro che aspettano di essere archiviate.»

«Buon Natale, Emily. E grazie. Ci sarò.»

Emily Moretti entrò nella sua auto e mise in moto. Mentre guidava attraverso le strade illuminate a festa della città, guardò la sua mano destra accarezzare il volante. Era la mano di un avvocato, di una guerriera, di una donna che aveva trasformato il fango in cui l’avevano spinta nel piedistallo da cui dettava legge. E mentre il motore ronzava e la radio trasmetteva vecchie canzoni natalizie, Emily seppe con certezza assoluta che, qualunque cosa la vita le avesse scagliato contro in futuro, lei sarebbe rimasta esattamente lì, in piedi, infrangibile e fiera, pronta a raccogliere ogni sfida. Non più la cameriera invisibile, ma la regina incontrastata della propria tempesta.