“Lascia che vengano,” ringhiò Luca, gli occhi che brillavano di una ferocia primordiale. “Raddoppia i turni di guardia alla tenuta. Voglio uomini armati a ogni cancello, telecamere attive 24 ore su 24. E nessuno, dico nessuno, entra o esce senza il mio permesso esplicito. Da stasera, siamo in guerra.”
I giorni che seguirono furono un crescendo di tensione. Come previsto, la reazione del padre di Valentina fu furibonda. Due dei magazzini di Luca a Brooklyn furono dati alle fiamme in una sola notte. In risposta, Luca fece saltare in aria tre dei club privati più redditizi di Don Alberto. La diplomazia era morta, sepolta sotto il peso dell’orgoglio ferito e del sangue.
Nonostante il caos che inghiottiva il suo impero criminale, la tenuta nel Connecticut divenne per Luca un rifugio inaspettato. O, più precisamente, lo divenne la stanza dell’ala est.
Ogni sera, indipendentemente dalle crisi che doveva gestire, Luca si ritagliava un’ora per visitare Emma. All’inizio, le visite erano brevi, cariche di un’imbarazzata formalità. Emma era ancora terrorizzata dal mondo in cui era stata improvvisamente catapultata. Ma lentamente, i muri iniziarono a crollare.
Una sera, una settimana dopo l’incidente, Luca entrò nella suite e trovò Emma seduta sul divanetto vicino alla finestra, un libro tra le mani. Indossava abiti comodi in cashmere che lui le aveva fatto recapitare: niente più divise inamidate. Il segno sul suo braccio stava sbiadendo in un livido giallastro.
“Stai leggendo Dostoevskij,” notò Luca, sedendosi sulla poltrona di fronte a lei, slacciandosi il nodo della cravatta con un sospiro di stanchezza.
Emma sorrise debolmente. “Studiavo letteratura all’università, prima che i miei genitori morissero. Ho dovuto lasciare gli studi per lavorare e mantenere mia sorella.”
Luca la osservò con un’attenzione che andava ben oltre l’interesse superficiale. Nel suo mondo, le donne erano calcolatrici come Valentina o pedine sacrificabili. Emma non era nessuna delle due cose. Aveva sacrificato il suo futuro per un atto di puro amore familiare.
“Ritornerai a studiare,” dichiarò Luca, non come una proposta, ma come un dato di fatto. “Mi assicurerò che tua sorella abbia tutto ciò di cui ha bisogno. Tu puoi riprendere la tua vita.”
Emma chiuse il libro, posandolo sul tavolino. Lo guardò con quella vulnerabilità disarmante che gli faceva mancare il respiro. “Perché sta facendo tutto questo per me, signor Moretti? Ha scatenato una guerra per difendermi. Mi tiene qui, mi copre di lusso. Io… io non ho nulla da darle in cambio.”
Luca si sporse in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia e intrecciando le dita. L’oscurità che di solito velava i suoi lineamenti sembrò svanire, rivelando l’uomo dietro il boss.
“Perché mi hai ricordato che ho ancora un’anima, Emma.” La sua voce era un sussurro profondo e vibrante nel silenzio della stanza. “Ho passato la mia intera vita nell’ombra, circondato da tradimenti e violenza. Stavo per sposare una donna che rappresentava il peggio del mio mondo. E poi ho visto te. Hai sopportato quel dolore con una dignità che mi ha spezzato. Non voglio nulla in cambio. Voglio solo assicurarmi che il mondo smetta di ferirti.”
Prima che Emma potesse rispondere, la porta della stanza si spalancò con un tonfo. Matteo era sulla soglia, il respiro affannato, una pistola stretta in mano.
“Capo. Dobbiamo portarti nella stanza antipanico. Ora.”
Luca si alzò di scatto, l’istinto letale che prendeva immediatamente il sopravvento. “Cosa succede?”
“Hanno fatto breccia nel cancello nord. Tre SUV neri, pesantemente armati. Stanno puntando dritti alla casa. Don Alberto ha mandato i suoi sicari.”
Il mondo di Luca collassò in un singolo, gelido punto focale. Non si trattava di difendere il territorio o i soldi. Si trattava dell’unica cosa in quella casa che aveva giurato di proteggere.
Senza esitare, Luca afferrò la mano di Emma, strappandola dal divano. “Stai dietro di me,” le ordinò con una ferocia che non ammetteva repliche. “Qualunque cosa accada, non lasciare la mia mano.”
Emma, pallida come un lenzuolo, annuì. E mentre gli spari iniziavano a echeggiare nel piano inferiore della tenuta, mandando in frantumi le vetrate secolari e la finta pace di quel santuario, Luca capì una verità ineluttabile.
Non stava combattendo per il potere o per l’onore della famiglia. Stava combattendo per la donna che stringeva la sua mano nel buio. E se Don Alberto voleva portargliela via, avrebbe dovuto bruciare l’intera costa orientale fino alle ceneri per riuscirci.
Il rumore assordante dei fucili automatici lacerò la quiete della villa come un coltello attraverso la seta. I vetri antichi delle finestre del corridoio andarono in frantumi, riversando una pioggia di schegge taglienti sul pavimento di marmo.
Luca non esitò. Tirò Emma a sé, stringendola contro il proprio fianco, e la spinse verso l’ala interna della casa. La ragazza incespicò, i piedi nudi che scivolavano sul marmo levigato, ma il braccio d’acciaio di Luca la tenne ancorata a terra.
“Non fermarti, non guardare indietro!” le urlò lui sopra il frastuono degli spari.
Matteo li copriva le spalle, facendo fuoco con precisione letale verso il buio del giardino, mentre Rocco apriva la strada abbattendo un sicario che era riuscito a infiltrarsi dalla porta a vetri della biblioteca. Il sangue macchiò i tappeti persiani, ma Luca non ci fece caso. I suoi sensi erano concentrati su una sola cosa: il calore della mano di Emma stretta nella sua.
Raggiunsero il centro esatto della tenuta, una stanza cieca nascosta dietro una finta libreria nello studio principale. Luca premette il palmo contro uno scanner biometrico occultato nella boiserie in mogano. Un clic metallico e profondo risuonò nel muro, e una pesante porta d’acciaio spesso venti centimetri si aprì con un sibilo pneumatico.
Spinse Emma all’interno, lanciandosi subito dietro di lei proprio mentre una scarica di proiettili scheggiava il legno a pochi millimetri dalla sua testa. Matteo e Rocco rimasero fuori, trincerandosi dietro le scrivanie ribaltate per difendere il perimetro.
“Chiudila!” urlò Matteo.
Luca schiacciò il pulsante rosso sul pannello interno. La massiccia porta si richiuse, isolandoli istantaneamente dal caos, dagli spari e dalle urla. Il silenzio che scese nella stanza antipanico fu improvviso e opprimente, rotto solo dal respiro affannoso e irregolare di Emma.
Popular Posts
→- 1
- 2
- 3
- 4
Recently Viewed
Stories you read recently will appear here.



