Scesi con l’ascensore direzionale, oltrepassando la hall dove i dipendenti correvano frenetici, pieni di vita e di scopo. Vargas, il fedele capo della sicurezza ormai vicino alla pensione, mi fece un cenno rispettoso alla porta a vetri.

Uscii per strada, fondendomi con la folla di New York. Nessuno sapeva chi ero, e a me andava benissimo così. Camminai per chilometri, sentendo l’aria frizzante sul viso, il rumore del traffico, il pulsare incessante della vita che scorreva indipendente dal mio controllo. Non ero più la moglie sottomessa di Alejandro Salazar. Non ero più la vendicatrice spietata che aveva annientato i suoi nemici. Ero finalmente, semplicemente e meravigliosamente, me stessa. E il mondo, con tutte le sue infinite possibilità, si apriva davanti a me come un libro le cui pagine dovevano ancora essere scritte.