Mi passai il pollice sull’angolo della bocca, asciugando la piccola goccia scarlatta che minacciava di macchiarmi il mento. Guardai Valeria dritta negli occhi, quegli occhi scuri e arroganti che fino a un momento prima scintillavano di trionfo, e le sorrisi. Non fu un sorriso tremante o forzato, ma un’espressione di pura, fredda pietà. Quel sorriso la fece vacillare. La sua mano si abbassò lentamente, mentre l’eco dello schiaffo continuava a risuonare nel corridoio dai pavimenti in marmo del tribunale. Alejandro fece un mezzo passo avanti, forse tradito da un istinto protettivo che aveva dimenticato da anni, ma sua madre gli afferrò il braccio, trattenendolo.
October 23, 2026
Scesi con l’ascensore direzionale, oltrepassando la hall dove i dipendenti correvano frenetici, pieni di vita e di scopo. Vargas, il fedele capo della sicurezza ormai vicino alla pensione, mi fece un cenno rispettoso alla porta a vetri.
Uscii per strada, fondendomi con la folla di New York. Nessuno sapeva chi ero, e a me andava benissimo così. Camminai per chilometri, sentendo l’aria frizzante sul viso, il rumore del traffico, il pulsare incessante della vita che scorreva indipendente dal mio controllo. Non ero più la moglie sottomessa di Alejandro Salazar. Non ero più la vendicatrice spietata che aveva annientato i suoi nemici. Ero finalmente, semplicemente e meravigliosamente, me stessa. E il mondo, con tutte le sue infinite possibilità, si apriva davanti a me come un libro le cui pagine dovevano ancora essere scritte.
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