“La testa del serpente,” Alessandro girò lo schermo del computer verso di lei. Sul monitor c’era un diagramma ad albero che lui stesso aveva disegnato, ricostruendo i passaggi di denaro da Cipro, al Lussemburgo, fino a una fiduciaria svizzera. “I fondi per la gentrificazione di San Lorenzo, circa quaranta milioni di euro, provengono da un fondo d’investimento privato.”
Chiara lesse il nome in cima al diagramma, e il suo respiro si bloccò.
Martini Real Estate Investments.
“Martini,” mormorò Chiara, conoscendo perfettamente il passato di Alessandro e il nome dell’uomo che aveva cercato di distruggerlo. “Il padre di… della tua ex.”
“Esatto.” La voce di Alessandro era di ghiaccio. “L’Ingegner Carlo Martini. Ha deciso di espandere il suo impero immobiliare, e guarda caso ha scelto proprio il quartiere dove vivo per costruire i suoi condomini di lusso. Ma non si sta limitando a comprare. Questa,” Alessandro batté l’indice sullo schermo, “è un’operazione criminale. I soldi che passano dal Lussemburgo sono fondi neri non dichiarati. Stanno riciclando capitali evasi al fisco per finanziare le acquisizioni, e le perizie che dichiarano i palazzi ‘inagibili’ sono firmate da un architetto che è a libro paga della Martini Group. È frode fiscale, corruzione di pubblico ufficiale ed estorsione.”
Chiara sentì un brivido percorrerle la schiena. “Sandro, se portiamo queste prove in Procura, non stiamo solo fermando lo sfratto. Stiamo per far esplodere uno dei gruppi finanziari più potenti del paese.”
“Lo so.” Alessandro stampò il dossier di trecento pagine. Il rumore ritmico della stampante sembrava il rullo di tamburi prima di una battaglia. “Lui mi ha detto che mi avrebbe distrutto la vita. Che sarei finito a strisciare. Ma ha dimenticato una cosa fondamentale: io sono stato il suo analista migliore. So dove ha sepolto i cadaveri. E ora sono venuto a dissotterrarli.”
Prima di andare in Procura, però, Alessandro decise di fare una mossa che i suoi vecchi datori di lavoro avrebbero definito “un azzardo calcolato”.
Prese il telefono e compose a memoria un numero che non chiamava da cinque anni. Il centralino esecutivo della Martini Group.
Dopo essere stato rimbalzato da tre segretarie diverse, e dopo aver semplicemente pronunciato la frase “Dite all’Ingegnere che so del conto fiduciario Artemide in Lussemburgo”, la linea cadde in un silenzio tombale.
Un minuto dopo, la voce burbera e potente di Carlo Martini risuonò all’altro capo.
“Non so come tu abbia avuto questo numero, Ferri,” ringhiò Martini, “ma stai giocando col fuoco. E tu non sei nemmeno un fiammifero.”
“La aspetto oggi pomeriggio alle cinque nel mio studio, Ingegnere,” rispose Alessandro con freddezza glaciale. “In Via Garibaldi 42, a San Lorenzo. Da solo. O le assicuro che domattina la Guardia di Finanza avrà materiale per tenerla in isolamento per i prossimi dieci anni.”
Chiuse la comunicazione senza aspettare risposta.
Alle cinque in punto, una Mercedes Maybach nera scivolò lungo la stretta via di San Lorenzo, attirando gli sguardi curiosi della signora Rosa e dei passanti. L’Ingegner Martini scese dall’auto. Sembrava invecchiato. L’arroganza era intatta, ma i capelli erano diventati completamente bianchi e la sua camminata era leggermente appesantita. Guardò con estremo disgusto l’insegna modesta dello Studio Contabile Alessandro Ferri ed entrò.
Alessandro era seduto alla sua scrivania. Non si alzò per salutarlo.
Martini si guardò intorno, osservando i mobili economici, i faldoni impilati, la semplicità dell’ambiente. Una smorfia di superiorità gli incurvò le labbra. “Vedo che alla fine hai trovato il tuo habitat naturale, Ferri. La mediocrità ti si addice.”
“Non siamo qui per parlare dell’arredamento,” replicò Alessandro, indicando la sedia vuota di fronte a lui. “Si sieda.”
Martini non lo fece. Rimase in piedi, torreggiando. “Dimmi cosa vuoi e muoviti. Immagino che i tuoi affari con i fruttivendoli non stiano andando bene e tu abbia finalmente deciso di battere cassa. Hai fiutato l’affare della Orizzonte Sviluppo, vero? Sei stato bravo a collegarla a me. Ti offro un milione di euro. Tieni la bocca chiusa, convinci questi pezzenti a firmare le cessioni senza fare storie, e potrai comprarti uno studio vero in centro.”
Alessandro lo fissò in silenzio per alcuni interminabili secondi. Ripensò a sua madre, schiaffeggiata da Eleonora. Ripensò al sorriso stanco ma felice del signor Giuseppe mentre gli regalava una bistecca. Ripensò a Chiara, che combatteva ogni giorno per dare voce a chi non ce l’aveva.
“Lei crede davvero che il mondo intero abbia un prezzo, non è vero?” disse Alessandro, scuotendo lentamente la testa. “È questa la sua maledizione. Siete così accecati dal potere che non riuscite a concepire l’idea che esistano persone che non vogliono i vostri soldi sporchi.”
Alessandro aprì il cassetto ed estrasse una copia del faldone, sbattendolo pesantemente sulla scrivania.
“Qui c’è la traccia completa,” disse Alessandro, la voce dura come il granito. “C’è la prova dei quaranta milioni evasi al fisco. C’è la documentazione delle perizie false firmate dal suo architetto. C’è il piano di estorsione sistematica ai danni dei residenti di San Lorenzo. Questo quartiere non è in vendita, Martini. E la sua carriera finisce qui.”
Il volto dell’Ingegnere perse improvvisamente colore. La smorfia di superiorità svanì, sostituita da un’ombra di vero terrore. Fece un passo verso la scrivania, allungando una mano tremante verso il faldone.
“Tu non hai il coraggio,” sibilò Martini, ma la sua voce aveva perso spessore. “Se pubblichi questa roba, i miei avvocati ti faranno a pezzi per diffamazione. Ho giudici a libro paga. Ho…”
“Ha perso,” lo interruppe Alessandro. “Non la pubblicherò. L’ho già consegnata. Tre ore fa. Alla Procura Antimafia e alla Guardia di Finanza.”
Martini sgranò gli occhi. “Tu sei pazzo.”
“Non più,” sorrise Alessandro. “C’è una pattuglia della Finanza che la sta aspettando fuori dalla sede del suo amato grattacielo proprio in questo momento. Immagino la stiano cercando. Se fossi in lei, chiamerei il suo avvocato penalista. Subito.”
Il suono del cellulare di Martini squillò nel silenzio dello studio. Un suono acuto, insistente. L’Ingegnere lo prese dalla tasca con mano malferma. Guardò lo schermo: era il suo capo ufficio legale. Rispose, e Alessandro vide in tempo reale il crollo di un titano. Il volto di Martini divenne cereo, le ginocchia gli cedettero leggermente, costringendolo ad appoggiarsi al bordo della scrivania economica che tanto aveva disprezzato.
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