“Ferri…” balbettò Martini, spegnendo il telefono. “Possiamo… possiamo trovare un accordo. Qualsiasi cifra. Ti cedo le quote della…”
“Fuori dal mio studio,” ordinò Alessandro. Non c’era rabbia nella sua voce. C’era l’autorità assoluta di un uomo che aveva vinto la sua guerra. “Uscendo, faccia attenzione al gradino. Questo palazzo non è in condizioni perfette, ma starà in piedi molto più a lungo del suo impero.”
Carlo Martini, l’uomo che piegava i governi locali e distruggeva le carriere con uno schiocco di dita, si voltò e uscì dallo studio trascinando i piedi, come un vecchio fantasma senza più un castello da infestare.
Il giorno seguente, le prime pagine di tutti i quotidiani nazionali erano monopolizzate dalla notizia. SCANDALO MARTINI GROUP: ARRESTI ECCELLENTI PER FRODE E RICICLAGGIO. I sigilli vennero posti sui cantieri della Orizzonte Sviluppo. I progetti di esproprio furono bloccati e annullati dal tribunale civile, su ricorso d’urgenza presentato dall’Avvocato Chiara Rinaldi.
Eleonora, braccata dai giornalisti e dai creditori, fuggì in Svizzera, vedendo il suo patrimonio congelato e la sua reputazione, quella a cui teneva più della sua stessa vita, irrimediabilmente infangata e distrutta.
San Lorenzo esplose in una festa spontanea. Era un sabato sera, e il quartiere aveva chiuso le strade al traffico. C’erano tavoli fuori dalla macelleria di Giuseppe, carichi di salamelle e vino rosso. La signora Rosa aveva appeso festoni colorati da un balcone all’altro.
Alessandro era seduto al centro di un lungo tavolo di legno, circondato dalla sua gente. Non indossava giacche, solo un maglione di lana, sentendo il calore umano di decine di persone che lo abbracciavano, gli stringevano la mano e gli versavano da bere. Lo chiamavano l’Eroe di San Lorenzo. Lui rideva, scuotendo la testa, sentendosi finalmente al suo posto nel mondo.
Poco distante, sua madre Agnese stava servendo fette di una torta di mele appena sfornata, chiacchierando felicemente con le donne del vicinato. Indossava il suo vestito a fiori sbiadito. Quello stesso vestito che cinque anni prima l’aveva resa oggetto di disprezzo in un salone di marmo, ora la rendeva la regina indiscussa della piazza.
Alessandro si alzò e si avvicinò a Chiara. Lei era appoggiata al muro del suo studio, guardando la festa con un sorriso dolce.
“Hai salvato la casa di tutti noi, Avvocato,” le sussurrò lui, passandole un braccio intorno alla vita e attirandola a sé.
“Noi l’abbiamo salvata, Contabile,” rispose lei, appoggiando la testa sulla sua spalla. “Sei stato spaventoso, sai? Ho visto Martini uscire dal tuo studio. Sembrava che gli avessi rubato l’anima.”
“Non puoi rubare qualcosa che non esiste,” mormorò Alessandro.
Si staccò da lei per un istante. Andò verso il piccolo giardino che divideva lo studio dalla strada. Lì, in un grande vaso di terracotta che lui stesso aveva preparato, c’era una talea della pianta di rose rosse di sua madre. Era fiorita per la prima volta proprio in quei giorni.
Tagliò una rosa, prestando attenzione a non togliere tutte le spine. Tornò da Chiara e gliela porse.
“Non sono diamanti,” disse Alessandro, con una scintilla di ironia ma con un’immensa profondità nello sguardo. “E non ti prometto attici a Manhattan o cene di gala.”
Chiara prese la rosa, annusandone il profumo intenso e terroso, e lo guardò negli occhi.
“E io non ho bisogno di un principe con il Rolex,” rispose lei, passandogli un dito sulla guancia. “Mi basta un uomo che sappia coltivare la bellezza in un mondo difficile.”
Alessandro le sorrise, e in quel sorriso c’era la redenzione completa di un uomo che aveva attraversato il fuoco della vanità e ne era uscito forgiato d’oro puro.
Sullo sfondo, le risate, i brindisi e la musica riempivano la strada. Lontano dal finto sfarzo dei lampadari di cristallo, sotto il cielo limpido di un sabato di quartiere, la vera ricchezza stava celebrando la sua trionfale, inarrestabile fioritura. E questa volta, nessuno avrebbe più abbassato lo sguardo. Nessuno avrebbe più fatto cadere i propri fiori. L’invisibile si era fatto potente, e la giustizia aveva il profumo dolce e invincibile di una rosa rossa appena sbocciata.
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