Marcus annuì, le labbra strette in una smorfia amara. «Mio cugino James non perdona volentieri l’umiliazione subita al Peninsula. Tutta l’élite politica della città era presente quando hai fatto crollare il castello di carte. Gli Sterling hanno versato milioni nelle sue campagne elettorali per la commissione trasporti negli ultimi quindici anni. Se la procura federale scava a fondo nei conti off-shore di Richard, salteranno fuori le tangenti pagate per ottenere i contratti delle turbine per la flotta delle grandi petroliere di bandiera dell’Alaska. James sta muovendo ogni pedina per far invalidare la confisca dei brevetti, sostenendo un difetto di giurisdizione e una violazione delle procedure fiduciarie transfrontaliere.»

«E cosa propongono?»

«Hanno depositato un ricorso d’urgenza alla Corte d’Appello del Settimo Circuito per nominare un amministratore giudiziario provvisorio che congeli l’operatività della Ross Industrial Systems. Vogliono bloccare i conti correnti operativi prima di venerdì. Se non possiamo pagare i salari di quattromila persone alla fine del mese e i fornitori di acciaio grezzo dell’Indiana, andremo in default tecnico entro due settimane. A quel punto, una cordata guidata da mio zio e da Lucas rileverebbe gli asset a prezzo di liquidazione per conto di un fondo d’investimento del Delaware.»

Willow strinse i fogli fino a lacerarne i margini superiori. Guardò gli operai sotto di sé: uomini che avevano creduto nella rinascita del nome di suo padre, famiglie che avevano ricominciato a sperare dopo anni di precarietà e licenziamenti mascherati.

«Vogliono giocare sporco usando il codice civile federale,» sussurrò lei, la voce che si abbassava di un’ottava, carica di una gelida e pericolosa determinazione. «Hanno dimenticato che chi fabbrica le macchine conosce i punti deboli di ogni singolo bullone.»

«Cosa vuoi fare, Willow?» chiese Vance, preoccupato dalla quiete anomala della ragazza. «Non possiamo corrompere la corte d’appello. James possiede la nomina di tre giudici su cinque in quel collegio.»

«Non abbiamo bisogno di corrompere nessuno, Marcus,» rispose lei, riconsegnandogli la cartella. «Dobbiamo solo mostrare al Senato degli Stati Uniti cosa succede quando le turbine della marina militare vengono assemblate con la cupidigia invece che con l’acciaio balistico.»

VII. La suite dei fantasmi
L’hotel Drake, situato all’estremità nord della Michigan Avenue, conservava intatta l’atmosfera austera e decadente del vecchio denaro di Chicago. I pavimenti in quercia scura, i pannelli di noce massiccio e i pesanti tendaggi di damasco cremisi sembravano progettati appositamente per attutire i sussurri delle cospirazioni politiche e dei divorzi milionari.

Nella suite presidenziale al decimo piano, Lucas Sterling sedeva davanti a uno specchio a tre ante bordato d’oro, tentando invano di sistemarsi il nodo della cravatta di seta regimental. Le sue mani tremavano ancora, scosse da un tic nervoso che non riusciva a controllare fin dalla notte del Peninsula. Il viso, un tempo levigato e abbronzato dai fine settimana sulle nevi di Aspen, era scavato, cinereo, segnato da una barba incolta di due giorni che strideva con il colletto rigido della camicia bianca.

Sul tavolino basso c’erano due telefoni cellulari che vibravano ininterrottamente, un flacone aperto di ansiolitici e un bicchiere a metà di Bourbon da venti dollari: una caduta vertiginosa per l’uomo che solo un mese prima non beveva nulla che non fosse stato invecchiato per almeno tre decenni nelle cantine di Cognac.

La porta della stanza da letto si aprì ed entrò il senatore James Vance. Con i suoi settant’anni portati con l’arroganza dell’uomo di potere consumato, i capelli candidi perfettamente pettinati all’indietro e un abito sartoriale grigio perla dal taglio impeccabile, James sembrava l’incarnazione vivente dell’istituzione repubblicana dell’Illinois.

«Smettila di bere quel veleno a quest’ora del giorno, Lucas,» ordinò il senatore, versandosi dell’acqua tonica in un calice pulito. «L’udienza cautelare davanti al giudice Keller è fissata per domani mattina alle nove. Se ti presenti in aula con l’aspetto di un relitto da marciapiede, persino i nostri giudici troveranno difficile giustificare la tua reintegrazione alla guida della holding.»

Lucas lasciò cadere le mani sui braccioli della poltrona con un sospiro che somigliava a un lamento. «E se non funziona, James? Se quella bastarda tira fuori altri documenti dal fondo De Santis? Hai visto come mi ha guardato quella notte. Non è più la donna che ho sposato. È un demone freddo, calcolatore… ci distruggerà tutti se non la fermiamo prima dell’udienza.»

Il senatore Vance si avvicinò alla finestra, osservando le onde scure del lago che si infrangevano contro i blocchi di granito della riva. «Tua moglie ha commesso un errore fatale, il tipico errore degli ingenui e dei fanatici morali: ha creduto che la verità contasse più delle relazioni di potere. Ho parlato personalmente con il presidente della commissione di vigilanza bancaria questa mattina. Il dipartimento del commercio emetterà un’ingiunzione provvisoria per ragioni di sicurezza nazionale: le forniture per le turbine idrauliche della classe Virginia non possono essere lasciate nelle mani di una fondazione privata instabile guidata da una donna priva di certificazione di sicurezza governativa.»

Un bagliore di speranza malata si accese negli occhi arrossati di Lucas. «Quindi… riavremo la gestione operativa?»

«Tu riavrai il titolo di presidente delegato sotto la tutela del nostro comitato fiduciario,» precisò James con fredda condiscendenza, senza nemmeno guardarlo in faccia. «Non sarai più il padrone assoluto, Lucas. Quel tempo è finito per colpa della tua stupidità al Peninsula. Avresti dovuto divorziare in privato, liquidarla con qualche milione di dollari e una clausola tombale di riservatezza, invece di fare quella ridicola scenata da melodramma davanti alla stampa nazionale. Ma salveremo il capitale e i contratti governativi. Questo è tutto ciò che conta per la mia famiglia e per i nostri investitori.»

All’improvviso, il telefono fisso della suite emise un trillo discreto. Lucas trasalì, guardando l’apparecchio come se potesse esplodere.

Il senatore sollevò il ricevitore con sicurezza aristocratica. «Pronto?»

Dall’altro capo della linea, la voce del portiere della reception risuonò limpida: «Senatore Vance, mi scusi per l’interruzione. C’è una signora nella sala da tè al piano terra che chiede di vederla immediatamente per una questione riguardante la documentazione dell’ammiragliato navale. Dice di chiamarsi Willow Ross. È accompagnata da un funzionario del dipartimento della Difesa.»