Il senatore James Vance rimase immobile per due lunghi secondi. La sua mano strinse la bachelite del telefono con una forza inaspettata per la sua età.
«Falla salire nella sala conferenze privata del piano rialzato,» ordinò con tono fermo, riagganciando la cornetta senza attendere replica.
Si voltò verso Lucas, la cui faccia era sbiancata fino a sembrare una maschera funeraria.
«Mettiti la giacca e lavati la faccia,» sibilò il senatore, i suoi occhi che lampeggiavano di un’irritazione spietata. «Tua moglie è venuta a cercare un accordo prima che la corte la spazzi via. Vediamo quanto vale la sua dignità quando capirà che il governo federale sta per chiuderle i cancelli della fabbrica.»
VIII. La prova balistica
La sala conferenze del piano rialzato del Drake Hotel era immersa nella penombra, rischiarata solo da due lampade da tavolo in ottone con paralumi di vetro verde. Alle pareti erano appese stampe ottocentesche del grande incendio di Chicago del 1871: immagini spettrali di travi contorte e muri crollati sotto una tempesta di faville, un memento inquietante della fragilità delle ambizioni umane.
Quando il senatore Vance e Lucas entrarono nella sala, Willow era già seduta al centro del grande tavolo di noce. Non aveva con sé valigette né fascicoli legali; davanti a lei c’era soltanto una scatola di legno chiaro, lunga circa mezzo metro, imbottita di feltro nero, e una vecchia borsa da marinaio in tela pesante posata sul pavimento accanto ai suoi stivali.
Accanto a lei, dritto come un fuso, sedeva un uomo di mezza età con la divisa invernale della marina militare degli Stati Uniti: l’ammiraglio di divisione Robert Vance-Clarke, vice-comandante del comando logistico di Norfolk, nonché nipote diretto del senatore e rivale storico del ramo familiare di James per il controllo dei beni fiduciari della dinastia.
Il senatore si fermò sulla soglia, colto da un sussulto impercettibile. «Robert? Cosa diavolo ci fai qui fuori uniforme operativa?»
«Sono qui in veste ufficiale, zio James,» rispose l’ammiraglio con una voce secca, abituata a impartire ordini sui ponti di comando delle portaerei nucleari. «E ti consiglio vivamente di chiudere la porta e sederti. Ciò che la signorina Ross ha portato con sé riguarda la sicurezza del personale sotto il mio comando diretto.»
Lucas rimase a mezzo passo dietro al senatore, guardando Willow con un misto di rancore represso e terrore istintivo. Lei non gli concesse nemmeno un battito di ciglia; il suo sguardo rimase piantato sul senatore come il laser di un mirino balistico.
«Credo che abbiate frainteso la portata della nostra azione legale, signorina Ross,» esordì James Vance, accomodandosi sulla poltrona di pelle con tutta la calma che riuscì a radunare. «Domani mattina la corte federale nominerà un curatore fallimentare governativo. Qualunque contestazione tecnica dovrete presentarla nelle sedi opportune, tra sei o dodici mesi, quando la perizia d’ufficio sarà completata.»
«Non ci sarà nessuna perizia d’ufficio tra dodici mesi, senatore,» rispose Willow, la voce limpida che riempì la sala silenziosa. Con un gesto calmo, aprì i ganci della scatola di legno ed estrasse un pezzo meccanico lungo circa quaranta centimetri: un albero di trasmissione scanalato in acciaio lucido, terminante con una serie di palette micrometriche disposte a spirale. «Riconosci questo componente, Lucas?»
Lucas strinse le labbra, deglutendo a vuoto. «È… è il rotore di compensazione della serie Mk-48 per i siluri pesanti della flotta sottomarina.»
«Esatto,» continuò Willow. «Progettato nel 1992 da Arthur Ross. Secondo le specifiche originali di mio padre, doveva essere forgiato a caldo con una lega al cromo-molibdeno-vanadio con trattamento isotermico a tre stadi per resistere a una pressione idrostatica di seicento atmosfere nelle profondità dell’Artico.»
Willow spinse il pezzo verso il centro del tavolo, facendolo scivolare sul velluto verde. Con un piccolo martelletto da perito meccanico che teneva nella tasca della giacca, batté leggermente sul colletto dell’albero.
Un suono stridulo, fesso, privo di risonanza armonica si propagò nella stanza.
«Ascolta attentamente, senatore,» disse Willow. «Questo non è l’acciaio di mio padre. Questa è la versione modificata dal comitato direttivo presieduto da Lucas e autorizzata dai tuoi uffici legislativi tre anni fa per ridurre i costi di commessa pubblica del ventotto per cento. Hanno sostituito il molibdeno con nickel rigenerato proveniente da scarti di fonderia brasiliani, falsificando i certificati di collaudo metallurgico attraverso una società di comodo registrata a Cipro.»
L’ammiraglio Vance-Clarke intervenne, la voce gelida come una sentenza marziale: «Tre settimane fa, durante un’esercitazione tattica al largo delle isole Aleutine, il sottomarino d’attacco nucleare USS Connecticut ha subito un’avaria catastrofica al sistema di lancio del tubo quattro. Il rotore di compensazione si è frantumato sotto sforzo, rilasciando frammenti metallici che hanno bloccato la valvola d’allagamento principale. L’equipaggio ha rischiato l’implosione dello scafo a trecento metri di profondità. Abbiamo dovuto rimorchiare il battello a Bremerton in segreto per evitare il panico mediatico.»
Il senatore James Vance sbiancò visibilmente. «Questo… questo non prova nulla. Potrebbe trattarsi di un difetto di manutenzione ordinaria da parte dei tecnici della base navale…»
«I tecnici della base navale non firmano le modifiche alle tolleranze di progetto con la propria matricola aziendale,» replicò Willow, estraendo dalla borsa di tela un faldone di fogli rilegati con copertina termica arancione: le schede di modifica interna del dipartimento ingegneristico della Sterling Aerospace. «Questa è l’autorizzazione di deroga metallurgica numero 44-B, datata quattordici marzo dell’anno scorso. Reca la firma digitale certificata del vicepresidente operativo: Lucas Sterling. E reca la firma per approvazione politica del consulente speciale per gli approvvigionamenti della difesa: il tuo capo di gabinetto, senatore.»
Un silenzio mortale calò sulla stanza. Si sentiva solo il sibilo sommesso del radiatore a vapore sotto la finestra.
Lucas si voltò verso lo zio, le labbra che tremavano senza riuscire ad articolare parole di senso compiuto. «James… avevi detto che era una procedura standard… avevi detto che nessuno avrebbe mai controllato i componenti non critici…»
«Taci, imbecille!» abbaiò il senatore, alzandosi a metà dalla sedia con gli occhi fuori dalle orbite per la furia. «Taci prima di peggiorare le cose!»
Popular Posts
→- 1
- 2
- 3
- 4
Recently Viewed
Stories you read recently will appear here.



