Vittorio si voltò a guardare Lucas per la prima volta. Non c’era odio nel suo sguardo, solo la pietà fredda che si riserva a un’ombra senza sostanza.
«Tu devi essere Lucas,» disse piano De Santis. «Il ragazzo cresciuto con i soldi degli altri, convinto di aver inventato la ruota. Dimmi, ragazzo: ti sei mai chiesto da dove provenisse il capitale iniziale della Sterling Global Capital nel 1994? Ti sei mai chiesto perché tuo padre, all’epoca un piccolo perito fallimentare senza un dollaro a proprio nome, riuscì improvvisamente ad acquistare trecento brevetti industriali e le licenze per la produzione dei reattori termici per la marina militare?»
«Mio padre è un pioniere dell’industria!» ribatté Lucas, ma la sua voce vacillò, tradita dal silenzio tombale di Richard alle sue spalle.
«Tuo padre era il contabile di Arthur Ross,» disse Vittorio, la voce che si alzava quel tanto che bastava per essere udita distintamente dall’intera sala. «Arthur Ross, il meccanico da quattro soldi di cui ti sei fatto beffe per cinque anni. L’uomo di cui hai infangato la memoria proprio questa sera, davanti a tutti i tuoi pari.»
Un sussulto percorse la sala. Il senatore Vance si voltò a guardare Richard con gli occhi sgranati.
«Cosa stai dicendo?» mormorò Lucas, voltandosi verso il padre. «Papà… di che cosa sta parlando?»
La Verità sulla Sterling Global
Vittorio fece un cenno all’avvocato Marcus Vance, che posò una pesante cartella di pelle nera sul tavolo principale, proprio accanto alla piramide di calici.
«Trentacinque anni fa,» iniziò Vittorio, camminando lentamente attorno al tavolo, «Arthur Ross sviluppò il sistema di iniezione a pressione differenziale che oggi alimenta l’ottanta per cento delle turbine eoliche e dei motori aerospaziali prodotti dal gruppo Sterling. Arthur non era un uomo d’affari; era un inventore, un visionario che credeva nel progresso. Si fidò di Richard Sterling per registrare i brevetti internazionali e gestire la contabilità societaria.»
Richard rimase immobile, la fronte imperlata di sudore, incapace di pronunciare una singola parola di smentita.
«Richard vide l’opportunità della vita,» continuò De Santis. «Sfruttando un ricovero ospedaliero di Arthur a seguito di un presunto incidente nell’officina — un incidente su cui la procura federale ha riaperto le indagini quarantotto ore fa — Richard falsificò le firme di cessione dei diritti proprietari. Creò la Sterling Global Capital e trasformò le scoperte di Arthur in un impero da sei miliardi di dollari.»
«Sono calunnie!» esplose Lucas, la disperazione che cominciava a filtrare attraverso la rabbia. «Mio padre ha fondato questa compagnia con il suo sudore! Willow è solo la figlia di un fallito che non è stato in grado di gestire i propri affari!»
«Arthur Ross non era un fallito, ragazzo,» disse Vittorio, fermandosi proprio di fronte a Lucas. «Arthur era il mio migliore amico. Quando scoprì la frode, era troppo malato per affrontare una guerra legale che avrebbe richiesto decenni e milioni di dollari che non possedeva. Così venne da me a Ginevra. Deposita presso la fiduciaria De Santis & Cie tutti i documenti originali, i progetti firmati con data certa antecedente di cinque anni a qualsiasi registrazione di tuo padre, e l’atto costitutivo originario della società, nel quale era previsto che il sessanta per cento delle quote azionarie appartenesse irrevocabilmente alla linea dinastica di Arthur Ross.»
Un coro di bisbigli sconvolti esplose tra gli ospiti. Le telecamere dei telefoni cellulari cominciarono a sollevarsi tra i tavoli, registrando ogni singola parola.
«Se avevate tutto questo,» disse Lucas, le mani che gli tremavano vistosamente, «perché non avete fatto causa trent’anni fa? Perché permettermi di sposarla?»
Vittorio rivolse un sorriso amaro al giovane Sterling. Poi posò lo sguardo su Willow.
«Perché tuo padre, nel suo cinismo, sapeva di avere una spada di Damocle sospesa sulla testa,» spiegò De Santis. «Dieci anni fa, quando scoprì che la documentazione era intatta nelle mie mani, Richard venne a supplicarmi in Svizzera. Disse che una causa avrebbe distrutto il valore dell’azienda, trascinando nella rovina migliaia di dipendenti e azionisti innocenti. Propose un accordo: la Sterling Global avrebbe versato segretamente una quota degli utili a un fondo fiduciario per Willow, e nel caso in cui le due famiglie si fossero unite in matrimonio, la proprietà sarebbe passata congiuntamente a Willow alla scadenza del quinto anno di nozze, unificando definitivamente il controllo dell’impero senza scandali pubblici.»
Willow fece un passo avanti, posizionandosi accanto a Vittorio. I suoi occhi grigi fissavano Lucas con una lucidità disarmante.
«Io sapevo tutto, Lucas,» disse Willow, la voce limpida che squarciò il mormorio della stanza. «Sapevo chi eri prima ancora che mi incontrassi in quella caffetteria vicino alla Northwestern University. Sapevo che tuo padre ti aveva incaricato di corteggiarmi per chiudere per sempre quella falla legale. Ma ho voluto credere che tu fossi diverso da lui. Ho sperato, per cinque anni, che dentro quell’armatura di vanità ci fosse un uomo capace di amare, capace di vedere in me una compagna e non una clausola contrattuale da gestire.»
Lucas sembrava aver perso la capacità di respirare. Guardava sua moglie come se vedesse uno spettro. «Tu… tu sapevi tutto dall’inizio?»
«Ho sopportato le tue umiliazioni,» continuò Willow. «Ho sopportato i pranzi di famiglia in cui tuo padre mi trattava come un’intrusa fortunata. Ho sopportato i tuoi tradimenti mai confessati, le tue assenze, il tuo disprezzo per la mia arte e per il lavoro di mio padre. Perché l’accordo stabiliva che se io avessi chiesto il divorzio prima del quinto anno, avrei perso ogni diritto di prelazione sul sessanta per cento della Sterling Global, lasciando l’eredità di mio padre nelle vostre mani rapaci.»
Guardò l’orologio monumentale appeso sopra il camino della sala da ballo. Mancavano dieci minuti a mezzanotte.
«Ma l’accordo conteneva anche una clausola rescissoria immediata,» aggiunse Willow, voltandosi verso Catherine O’Connor, il procuratore capo. «Articolo dodici, paragrafo quattro: qualora l’erede della linea Sterling avesse perpetrato atti di violenza fisica o morale documentata contro Willow Ross, l’intero pacchetto azionario di maggioranza sarebbe stato trasferito all’istante e irrevocabilmente alla Blackwood Heritage Trust, sotto la diretta amministrazione fiduciaria di Vittorio De Santis, escludendo la famiglia Sterling da qualunque incarico esecutivo o dividendo futuro.»
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