«E le banche creditrici?» domandò Vittorio, togliendosi la giacca e posandola sul retro di una sedia da officina.
«JPMorgan e Citi hanno revocato le linee di fido a breve termine su tutte le controllate della divisione Aerospace,» intervenne Marcus Vance, aprendo un plico di notifiche telematiche ancora calde di stampante. «Richard Sterling aveva utilizzato i brevetti del novantaquattro come garanzia collaterale per un’emissione obbligazionaria da due miliardi di dollari collocata sui mercati asiatici. Con i brevetti sequestrati dal Gran Giurì e la notifica della nostra causa per frode continuata, quelle obbligazioni sono state declassate a titolo spazzatura nel giro di un’ora. In questo momento, la famiglia Sterling non ha nemmeno il denaro liquido per pagare la cauzione se il procuratore deciderà di chiedere la custodia cautelare in carcere per Richard.»
Willow si appoggiò al bordo del tavolo da disegno, osservando i grafici dei flussi finanziari che crollavano verso lo zero sullo schermo di David. C’era una geometria quasi perfetta in quella rovina: una piramide di debiti, costruita sull’ingegno rubato a un uomo onesto, che collassava esattamente lungo le linee di faglia previste dalle leggi dell’aritmetica.
«E Lucas?» chiese a bassa voce.
Marcus Vance sorrise con una punta di disprezzo professionale. «Lucas è attualmente barricato nell’attico di Michigan Avenue. I vicini hanno chiamato la polizia due volte per il fracasso: pare stia distruggendo i mobili alla ricerca di documenti o gioielli non intestati alla società. Il suo legale personale, Bob Hallowell, ha già depositato la rinuncia all’incarico. Nessun avvocato penalista con un briciolo di reputazione vuole trovarsi nello stesso raggio di tiro di Catherine O’Connor quando depositerà i capi d’imputazione per associazione a delinquere.»
Willow rimase in silenzio. Posò il calibro di suo padre sulla carta millimetrata, accanto a un disegno del 1989 che mostrava l’architettura interna della valvola a iniezione che aveva reso miliardari i suoi carnefici.
«Non basta togliere loro i soldi, Marcus,» disse infine, sollevando lo sguardo sull’avvocato.
«Cosa intendi?» chiese l’uomo, aggrottando le sopracciglia. «Abbiamo la maggioranza assoluta delle azioni ordinarie attraverso la Blackwood Trust. Possiamo liquidare la società, vendere gli stabilimenti ai concorrenti tedeschi e distribuire i proventi tra i fondi pensione degli operai e i risarcimenti per tua madre. Diventeresti la donna più ricca dell’Illinois entro la fine del mese.»
«Mio padre non ha passato trent’anni della sua vita tra le macchine utensili per vedere la sua opera spezzettata all’asta da un tribunale fallimentare,» rispose Willow, la voce limpida e ferma. «La Sterling Global possiede tre stabilimenti manifatturieri tra Gary, Rockford e Detroit. Ci lavorano quattromila operai specializzati, persone che conoscevano Arthur, gente che ha visto i propri salari congelati per un decennio mentre Richard e Lucas compravano cavalli da corsa a Lexington e ville a Palm Beach. Se liquidiamo la compagnia, distruggiamo quelle famiglie per vendicarci di due parassiti.»
Vittorio la osservò con un’intensità che rasentava la reverenza. «Vuoi rilevare l’operatività, Willow. Vuoi prendere il comando della Sterling Global.»
«Non si chiamerà più Sterling,» disse lei, raddrizzando la schiena. «Si chiamerà Ross Industrial Systems. E oggi alle quattordici pretendo di presiedere il consiglio di amministrazione straordinario nella sede centrale di Wacker Drive.»
III. La roccaforte di vetro
La sede della Sterling Global su Wacker Drive era un prisma ottagonale di cristallo scuro e travi d’acciaio anodizzato che si rifletteva nelle acque verdastre del fiume Chicago. Costruita all’inizio degli anni Duemila per celebrare l’apice del successo finanziario di Richard, la torre era progettata per incutere soggezione: una hall monumentale alta dodici metri con pavimenti in granito nero dello Zimbabwe e pareti decorate con lastre di platino spazzolato.
Alle tredici e quarantacinque, l’atrio era assediato da telecamere, furgoni delle trasmissioni satellitari e giornalisti economici del Wall Street Journal, di Bloomberg e del Chicago Tribune. La notizia dello scandalo al Peninsula era rimbalzata sulle prime pagine di tutto il mondo prima di mezzogiorno, accompagnata dalle registrazioni clandestine dell’aggressione e dai documenti trapelati dall’ufficio del procuratore federale.
Quando una berlina nera si fermò davanti alle porte girevoli, la folla di fotografi si spinse contro le transenne di sicurezza.
Dall’auto non scese una donna abbattuta o scortata da sanitari. Scese Willow, che aveva sostituito l’abito da sera con un completo sartoriale a doppio petto in lana pettinata blu notte, scarpe basse in cuoio lucido e i capelli legati in una coda bassa e rigorosa. Sul bavero della giacca non brillavano diamanti, ma una spilla in ottone grezzo: la replica in miniatura di un ingranaggio industriale a denti elicoidali, modellata a mano da suo padre nel vecchio garage di Gary.
Al suo fianco, Vittorio De Santis e Marcus Vance camminavano con la sicurezza di chi entra in un territorio già formalmente annesso.
La sicurezza privata dell’edificio, un tempo istruita a filtrare minuziosamente chiunque non appartenesse alla ristretta cerchia dei soci di Richard, si limitò ad aprire le porte d’accesso senza osare chiedere documenti. Il capo della vigilanza, un veterano che aveva lavorato per vent’anni negli impianti produttivi prima di essere promosso alla sede centrale, accennò a un impercettibile inchino della testa mentre Willow passava il tornello.
«Signorina Ross,» mormorò l’uomo a mezza voce. «Siamo con lei.»
Willow gli rivolse un cenno calmo. «Grazie, Frank. Assicurati solo che nessuno dei legali personali dei signori Sterling entri nella sala consiliare senza un ordine esplicito del procuratore federale.»
Salirono con l’ascensore privato fino al sessantesimo piano. Quando le porte di bronzo si aprirono, la sala del consiglio di amministrazione sembrava una camera mortuaria allestita a festa. Seduti attorno al tavolo ovale in noce americano c’erano nove consiglieri d’amministrazione, tutti uomini dai capelli brizzolati in abiti gessati grigi, con i volti tirati e i dossier legali aperti davanti a sé come scudi di cartone.
All’estremità del tavolo, nella sedia presidenziale rivestita in pelle di daino, sedeva Richard Sterling.
Era invecchiato di vent’anni in dodici ore. Il colletto della camicia gli stava largo sul collo avvizzito; le mani, che un tempo battevano con autorità sul tavolo per zittire i dissenzienti, erano serrate attorno a un bicchiere d’acqua che tremava visibilmente. Accanto a lui, accasciato su una poltrona laterale, Lucas teneva lo sguardo fisso sul tappeto, i vestiti ancora spiegazzati e le occhiaie scure scavate dal panico e dalla notte insonne.
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