O, se non ero meritevole di farsi totalmente e visceralmente e amorevolmente amare, perlomeno e semplicemente almeno superficialmente e tiepidamente e decentemente e formalmente tollerare in una convivenza civile, poter sperare ed essere pietosamente ed educatamente accettare, comprendere emotivamente, ascoltare psicologicamente o blandamente, debolmente, lievemente voler un finto e superficiale e ipocrita, falso e posticcio ed esibito, mondano e superficiale strato di freddo ed educativo e freddissimo voler bene sociale ed esterno da quelle medesime, orribili e meschine persone aride e calcolatrici e fredde e spietate e cattive e orribili che io ostinatamente continuavo e continuavo a chiamare imperterrita per abitudine familiare e tradizione e ignoranza la mia unica famiglia di origine a cui sentivo di dover lealtà.
Quelle persone erano intimamente, moralmente e geneticamente malvagie, cieche, cattive e aride e inesorabilmente calcolatrici e narcisiste ed egoiste e grette e superficiali, vuote, avide, viziate e arroganti, e per tutti quegli anni passati insieme senza alcun minimo e impercettibile, flebile rimorso di coscienza o morale né alcuno scrupolo umano o pietà cristiana o empatia, mi avevano sempre, costantemente, cinicamente, freddamente, utilitaristicamente, unicamente e malamente ed egoisticamente e brutalmente e palesemente considerato, utilizzato, abusato emotivamente, sfruttato praticamente e miserevolmente guardato solo e sempre e categoricamente esclusivamente come nient’altro che uno stupido, banale, comodo, misero, trascurabile, ovvio e fastidioso e bruttissimo e noioso pezzo inutile di brutto e difettoso e rotto e sgraziato e vecchio, triste e ingombrante, pesante, brutto e opaco arredamento rotto, brutto e obsoleto e irrecuperabile e ingombrante e antipatico, un patetico oggetto usa e getta, sacrificabile o forse ed esclusivamente come uno sgraziato e scocciante e rumoroso oggetto, orfano e accessorio e insulso di inerte, ingombrante, silenziosa e fastidiosissima presenza di roba usata e rotta e guasta o un elettrodomestico rumoroso, rotto, difettoso e consumato e vecchio dal tempo.
Mi avevano visto e considerato per tutta una vita solo come un giocattolo logoro e vecchio e danneggiato unicamente e perennemente e in continuazione utile solo e soltanto ed esclusivamente da poter e dover gratuitamente e spietatamente insultare con commenti perfidi, da poter in continuazione subdolamente e magistralmente e falsamente manipolare psicologicamente con tecniche crudeli, da dover e poter tranquillamente, egoisticamente e crudelmente per vergogna davanti agli amici nascondere come la polvere malata e brutta, da voler dover imballare velocemente in disgustose, umilianti, puzzolenti e fredde buste nere di plastica scadente, per poter comodamente all’occorrenza festiva distruggere e svilire e abbattere psicologicamente ed emotivamente la mattina di natale.
O unicamente, in fin dei conti e alla fin fine, buttare brutalmente via fisicamente in un misero ed oscuro vicolo come vera e propria e squallida, orribile, puzzolente, marcia e inutile, tossica spazzatura inutile di un capitolo chiuso della loro dorata esistenza.
Ma in fin dei conti insindacabili e inoppugnabili e definitivi e matematici, e contro ogni banale e prevedibile aspettativa e pronostico umano ed economico e legale, il mio grandissimo, enorme, dolce, e incredibilmente intelligente e geniale, umile e defunto ma infinitamente, ineguagliabilmente, straordinariamente saggio ed esperto artigiano indiscusso del legno e adorato, amato, caro, saggio e indimenticato nonno burbero e silenzioso dalla pelle segnata e logora e fiera, mi aveva clamorosamente, inaspettatamente e magnificamente stupito e incredibilmente meravigliosamente e spiazzante ed elusivamente e genialmente lasciato una eredità mastodontica e monumentale.
Oltre ai tantissimi e grandissimi incalcolabili e innumerevoli e immensi importi di solidi, veri, garantiti soldi contanti fiduciari in banca coperti da fondi assicurati legalmente, e oltre agli inestimabili ed infiniti acri sterminati di solidi e verdi e profumati ed immensi boschi, foreste vergini, campi coltivati alberati rigogliosi e sconfinati, inestimabili lotti di antichi e meravigliosi terreni in fiore e oltre ai segreti inestimabili bancari ed economici immensi sigillati per sempre dentro quel grandissimo cassetto di legno grezzo massiccio.
Egli non mi aveva educato stupidamente o affettatamente o romanticamente o tristemente formato, consolato, amato e istruito come fanno tutti banalmente, stupidamente, fastidiosamente, inutilmente e retoricamente con le sole solite ed esclusive parole al vento o con deboli, vuote, inutili, ipocrite, facili, false, stupide e banali e melense o affettate frasi ad effetto, stupide o insopportabili e piccole inutili, vuote, inutilizzabili, inefficaci, irrazionali o dolci paroline rassicuranti consolatorie sussurrate all’orecchio e piene di inesistenti e rassicuranti e magiche e sdolcinate chiacchiere patetiche e sterili di autostima, amore e rassicurazione verbale o carezze vuote, fragili e bugiarde buone a consolare solo temporaneamente il momento del fallimento momentaneo dei poveri inesperti ingenui ragazzini disillusi che lui vedeva crollare tutti i giorni come fragili alberi giovani con radici corte esposti alla bufera e ai venti del mondo in tempesta.
Lui lo aveva fatto costruendo il mio fortino vitale con enormi e solidissime, vere, grandiose, immortali, eterne, reali, tangibili, gigantesche, oggettive, potenti, incredibili e durissime opere materiali, manuali concrete e solide e incredibilmente forti, meravigliose e testarde e inossidabili azioni economiche e pratiche legali e blindatissime fiduciarie immensamente concrete.
Mi aveva impartito ed insegnato silenziosamente ed incredibilmente, immensamente, amorevolmente e meravigliosamente donato generosamente a piene mani e senza chiedere niente indietro, la più immensa, fondamentale, profonda e maestosa e incredibilmente importante, potente, miracolosa e universale e utile e salvifica e definitiva di tutte le faticose, enormi, sagge, difficili, universali e vere, potenti e autentiche lezioni educative e filosofiche, e di lavoro e di fatica e di immensa, bellissima arte e maestria, fatica, lacrime e di vita terrena vissuta e soppesata, misurata, levigata proprio ed esattamente e magicamente in questo sacro, polveroso, oscuro, silenzioso, e protettivo ed immenso luogo artigiano sacro, freddo, povero all’apparenza, antico, sporco e segreto, immerso spiritualmente, materialmente, storicamente, visivamente e magicamente isolato e immerso, permeato per sempre e profondamente intrappolato magmaticamente e sospeso tra tutta, densa e questa enorme, copiosa, soffocante nuvola sottile e caotica e caotica sospesa e pulviscolare e inebriante ed intossicante e romantica sospensione perenne di vecchi, sbiaditi acari e vecchissima, pungente e dorata e giallastra ed umida polvere fittissima, pungente del legno e di alberi e tronchi antico scortecciato piallato.

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