“Tanto ormai tutte le sue inutili e patetiche cianfrusaglie comprate al discount sono già state debitamente chiuse a chiave in quei sacchi neri della spazzatura pronti per la discarica urbana domani mattina.”
Mi sono fermata immobile, silenziosa come uno spettro e invisibile esattamente sulla soglia aperta del soggiorno illuminato a giorno, osservando la loro patetica e comica scena surreale senza essere ancora vista da nessuno.
Il grande pino naturale usato come albero di Natale era sfarzosamente illuminato e fastidiosamente scintillante di luci led intermittenti, completamente circondato da un’assurda montagna di costosi pacchetti regalo incartati con carta lucida.
Mia madre era comodamente e pigramente seduta sulla grande e comoda poltrona di vera pelle marrone che apparteneva a mio nonno, con un elegante calice di cristallo pieno di cocktail mimosa dorato nella mano destra.
Mio padre, sempre silenzioso, passivo e rassegnato agli eventi, era docilmente in piedi vicino al grande camino di pietra naturale, tutto intento e concentrato a ravvivare inutilmente il fuoco morente con un lungo attizzatoio di ferro nero.
La primissima persona ad accorgersi improvvisamente della mia inaspettata e indesiderata presenza silenziosa nella stanza fu, ovviamente, la mia superficiale sorella minore Sky.
Il suo compiaciuto e arrogante sorriso si congelò all’istante trasformandosi in una smorfia sgradevole, e abbassò molto lentamente e goffamente lo smartphone di ultima generazione che aveva ancora stretto nella sua mano curata.
“Che accidenti ci fai ancora tu qui a quest’ora della mattina?” chiese con voce incredibilmente stridula e accusatoria, rompendo bruscamente e irreparabilmente l’ingannevole e fragile clima di perfetta armonia natalizia.
Mia madre si voltò lentamente e teatralmente verso di me, mentre i suoi preziosi e perfetti orecchini di perle vere dondolavano lievi e sprezzanti ai lobi curati delle sue orecchie.
Il suo sguardo gelido e profondamente giudicante cadde immediatamente e pesantemente sulle mie mani visibilmente vuote, notando con palese disappunto l’evidente e totale assenza del famigerato e umiliante sacco nero della spazzatura.
“Mi sembrava di averti chiaramente e inequivocabilmente detto che quella squallida borsa nera era assolutamente l’ultima cosa che avresti mai più portato fuori dalla porta di questa mia casa,” disse lentamente con un tono spaventosamente freddo e tagliente.
“Hai improvvisamente e stupidamente dimenticato la semplice strada per uscire in modo dignitoso dalla mia proprietà privata?”
Non mi sono assolutamente e minimamente ritratta di fronte a quella palese, ingiustificata e velenosa aggressione verbale da manuale.
Non ho umilmente abbassato gli occhi verso le punte delle mie scarpe consumate come avevo sempre e pietosamente fatto in passato in quelle dolorose occasioni di scontro psicologico.
Ho fatto invece due lenti passi decisi, misurati e pesanti in avanti, posizionandomi esattamente e strategicamente al centro geometrico e simbolico dell’ampia stanza riscaldata.
L’antico e pregiato pavimento di spessa quercia massiccia ha scricchiolato rumorosamente sotto tutto il mio peso corporeo, producendo un suono incredibilmente familiare, leale, e profondamente confortante per il mio spirito battagliero.
“Ti assicuro che non ho assolutamente dimenticato niente di niente in tutti questi lunghi e miserabili anni passati sotto il tuo giogo,” ho risposto a testa alta, con la mia nuova voce calma, inaspettatamente profonda e incredibilmente stabile.
“Infatti, per tua grandissima sfortuna strategica, sono appena tornata indietro proprio ed esclusivamente perché c’era un dettaglio legale immensamente e fondamentalmente importante che dovevo assolutamente e urgentemente sistemare con voi due.”
Mio padre si voltò improvvisamente e sorpreso allontanandosi dal calore del camino acceso, guardandomi finalmente e veramente negli occhi per la primissima e unica volta in quella lunga e drammatica mattina invernale.
C’era un visibile ed evidente accenno di genuina e profonda confusione stampato sul suo volto invecchiato e stanco, una debole ma percepibile increspatura di emozione reale nella sua solita, comoda e vigliacca apatia cronica da marito sottomesso.
Mia madre, visibilmente irritata e infastidita dal mio insopportabile e inatteso atto di ribellione insubordinata, posò con estrema forza il suo delicato bicchiere di cristallo pieno di mimosa sul prezioso tavolino di vetro temperato.
“Non c’è assolutamente niente di niente che tu debba o possa permetterti di sistemare in questa mia casa, mia cara e ostinata e folle Cala.”
“Noi abbiamo definitivamente e permanentemente finito di discutere qualsiasi singola e futile questione con te per il resto delle nostre rispettive e separate vite.”
“Adesso tu prendi immediatamente le tue inutili e misere cose rimaste sul pavimento della tua ex camera e te ne vai fuori dai piedi prima che io chiami furiosamente la polizia locale per farti arrestare.”
Ho intelligentemente e drammaticamente lasciato passare un lunghissimo, insopportabile e teso secondo di totale e assoluto silenzio glaciale prima di sollevare e mostrare lentamente la mia spessa e rivelatrice cartella di manila alla luce del lampadario.
“Penso sinceramente, con tutto il cuore, che la polizia della nostra pacifica contea troverebbe la nostra attuale e paradossale situazione abitativa davvero molto, molto interessante e istruttiva, cara mamma.”
Ho aperto con calma glaciale e precisione inesorabile la pesante cartella e ho delicatamente estratto la prima, inestimabile e fondamentale pagina, ovvero l’atto di proprietà inconfutabile e inattaccabile.
“Vedi chiaramente con i tuoi stessi bellissimi occhi, c’è un piccolo, minuscolo ma insormontabile e gigantesco problema legale con il tuo perfetto e crudele piano di sfratto illegittimo ai miei danni.”
Ho fatto un altro passo minaccioso verso la sua poltrona presidenziale e ho platealmente lasciato cadere il pesante documento ufficiale sul tavolino trasparente, facendolo atterrare con un tonfo sordo proprio accanto al suo drink.
“Tu, legalmente e tecnicamente parlando, non puoi in alcun modo e per nessuna ragione al mondo cacciare e sfrattare violentemente la legittima e unica proprietaria esclusiva dalla casa che le appartiene per sacro diritto e volontà scritta del defunto.”
Tutta l’aria respirabile presente in quella vasta e lussuosa stanza sembrò improvvisamente e magicamente scomparire, risucchiata in un invisibile vuoto cosmico creato dalle mie inaspettate e devastanti parole definitive.
Sky fece una mezza risata stupida, squillante e profondamente nervosa, guardando disperatamente verso la figura severa e dominante della sua adorata madre nella patetica e inutile ricerca di rassicurazione.
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