Poi, con un minimo e dosato colpo di rotazione decisa del polso e della mano ferma, ha completato con enorme successo e senza alcuno sforzo o attrito il suo asse geometrico perfetto e ha girato liberamente e facilmente con uno scatto netto, potente, definitivo e profondo e rassicurante, liberando finalmente il chiavistello bloccato da sette anni interi.
Ha emesso un forte e limpido suono metallico squillante e bellissimo che è immensamente, incredibilmente e fragorosamente rimbombato rimbalzando con forza acustica ed eco profonda contro le fragili e vuote e scure pareti umide di legno nel totale e pacifico e freddo silenzio assoluto e tombale dell’officina vuota, fredda e immersa in una totale e mistica penombra invernale rassicurante.
Ho allungato la mia mano fremente, calda e tesa e ho gentilmente e rispettosamente afferrato e tirato verso di me con immensa determinazione decisa e costante e fisica la robusta e curva maniglia ricurva e forgiata artigianalmente e accuratamente e pesantemente di ferro battuto a caldo, solido e nero come la pece e il carbone della fornace che l’aveva generata dal fuoco.
Il lunghissimo, molto spesso e immensamente e faticosamente pesante e grandissimo cassetto di legno chiuso da anni è morbidamente scivolato e silenziosamente e completamente fuori e venuto verso di me senza alcun minimo e fastidioso stridore metallico né alcun avvertibile, faticoso o doloroso sforzo meccanico o fastidioso e pericoloso inceppamento sui lati.
Si muoveva incredibilmente, agevolmente, magistralmente e splendidamente e perfettamente liscio e fluido come la seta sui suoi solidissimi, perfettamente e abilmente calibrati, piallati, e invisibilmente ingrassati con grasso d’oca spessi e lunghi binari dritti fatti di finissimo e duro legno intagliato a misura esatta per non bloccarsi e scorrere per secoli interi senza rovinarsi mai.
Stipati stretti, perfettamente stipati insieme e ben ordinati, etichettati e sistematicamente allineati per colore e forma all’interno del buio e vasto contenitore segreto e protetto, c’erano file infinite, cartelle gonfie e alte pile compatte composte di dozzine e dozzine di grandi, pesanti, spessi e impolverati registri antichi di contabilità dalla copertina rigida telata nera e verde bottiglia scuro.
C’erano enormi mappe topografiche geografiche accuratamente, strettamente, geometricamente e precisamente arrotolate in fitti tubi di spessa e protettiva carta oleata e decine di pesanti e gonfi e logori faldoni traboccanti, compressi e gonfi di centinaia di preziosissimi fogli ufficiali bollati, di carte, attestati di proprietà, titoli bancari, e documenti e lettere ingiallite firmate da giudici, notai e uomini d’affari.
Quell’immenso e segreto tesoro di sapere artigianale, enorme ricchezza terriera, precisi progetti futuri e attente pianificazioni a lungo termine non era assolutamente, minimamente e per niente un deposito passivo e morto di sterili, vecchi, nostalgici, inutili e inattivi documenti cartacei buoni solo per la spazzatura e per prendere polvere dimenticata per sempre nei secoli bui e senza storia.
Al contrario, esso era l’immenso, vitale, pulsante, glorioso e sconfinato impero vivo, silenziosamente fiorente e meraviglioso, finanziariamente florido, solido, enorme e totalmente segreto e misterioso e magnifico che nonno Amos aveva amorevolmente, faticosamente, caparbiamente ed esclusivamente creato dal nulla lavorando duramente e risparmiando costantemente durante tutta la sua lunga, retta e produttiva esistenza per proteggere e tutelare esclusivamente me.
Ho allungato tre dita tremanti e umide nel freddo gelido della grande stanza ombrosa per prendere e sfilare delicatamente e cautamente verso il mio corpo teso il primissimo e più recente, spesso, scuro e polveroso e inchiostrato registro rigido che giaceva rilegato elegantemente in preziosa e consumata vera pelle in cima e sopra all’alta pila di registrazioni, atti e importantissimi ed enormi estratti conto bancari segreti a moltissimi e misteriosi zeri.
L’ho sollevato delicatamente e meravigliosamente aprendolo e spalancandolo esattamente, magicamente e in modo incredibile sulla prima, chiara, vuota, leggermente giallognola e perfetta e spessa pagina di cotone pulita e non ancora sbiadita dalla luce del forte e implacabile sole cocente, sentendo odore di inchiostro fresco e vecchio e denso cuoio trattato con sostanze forti.
L’ho spalancato delicatamente in perfetta orizzontale facendolo scricchiolare sul mio ginocchio piegato in maniera scomoda e ho immediatamente, meravigliosamente e istantaneamente e quasi con le lacrime agli occhi riconosciuto ovunque tra le precise righe parallele e ordinate l’elegantissima, inimitabile, chiara e ordinatissima scrittura fine e inclinata e impeccabile ad inchiostro blu di mio caro, vecchio e amato e rimpianto nonno defunto.
Essa consisteva meravigliosamente in pagine fitte di lunghissime, precise e meticolose liste dettagliate di enormi e sconfinati lotti di terreno boschivo incontaminato sparsi in tutto lo stato del sud, elenchi precisi e tassativi di specifici e preziosissimi e inestimabili tipi di legno antico pregiato e lunghe tabelle esatte contenenti tutte le future date esatte delle nuove imminenti e cicliche piantagioni di giovani e promettenti fusti da coltivare.
C’erano enormi elenchi precisi dei periodi di abbattimento sistematico dei vecchi alberi maturi meticolosamente calcolati, studiati a tavolino e già scientificamente previsti, annotati nero su bianco, enormemente finanziati, pagati in anticipo e legalmente già ciecamente assicurati per i prossimi cinquant’anni incredibili di futura prosperità assoluta, enorme e continua e perpetua ricchezza inestimabile e indipendente per una intera e serena futura vita da vivere in prosperità e pace senza problemi.
Era un vero e inestimabile e imponente e incredibile e geniale progetto architettonico ed esistenziale e vitale e totale, ingegnoso ed estremamente prezioso e lungimirante, fatto appositamente e sartorialmente su misura e pensato con un infinito e straziante e paterno amore unicamente e incondizionatamente e faticosamente per garantire, edificare, costruire e formare le salde e indistruttibili e titaniche fondamenta di un brillante, solido e luminoso e glorioso futuro meraviglioso per la mia sola esistenza.
Un luminoso e brillante futuro perfetto e imperturbabile che unicamente ed esclusivamente lui aveva laboriosamente, faticosamente, orgogliosamente e magistralmente costruito in assoluto segreto a mie totali e blindate spese e che aveva appositamente, magicamente e meravigliosamente protetto per me contro chiunque avesse cercato di fare del male, difendendolo strenuamente da ogni singolo, piccolo, grande male ed errore immaginabile umano, materiale o divino.
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