“E in secondo luogo, ma non per questo meno importante a livello logistico, significa inequivocabilmente e severamente che il tuo arrogante e presuntuoso fidanzato tatuato dovrà sbrigarsi a fare i suoi miseri e sudici bagagli e liberare fisicamente, permanentemente e totalmente la meravigliosa e storica officina del mio defunto nonno entro e non oltre lo scadere della mezzanotte di questa stessa gelida e festosa sera.”
“E come ciliegina finale sulla torta di questo bellissimo e indimenticabile Natale in famiglia, questo significa chiaramente che quella grossa, anonima e umiliante borsa dell’immondizia di plastica nera che hai brutalmente buttato e abbandonato stamattina presto in mezzo alla mia camera da letto non sarà mai più utilizzata per metterci dentro e buttare via come spazzatura le mie preziose e poche cose personali.”
Le mie poderose, definitive e distruttive parole rimasero a lungo e magicamente sospese a mezz’aria nella grande e lussuosa stanza ben riscaldata, percepibilmente pesanti, dense, solide e incredibilmente inamovibili esattamente e precisamente come i grandi, maestosi e scuri mobili antichi di legno massiccio che ci circondavano.
La faccia curata, liftata e un tempo incredibilmente bellissima di mia madre si contorse orribilmente e grottescamente in una brutta maschera distorta, rossa e irriconoscibile di pura, incontrollabile, selvaggia rabbia repressa e cocente, spietata umiliazione personale e pubblica di fronte a me.
Si alzò bruscamente in piedi con uno scatto goffo e faticoso, lottando disperatamente, orgogliosamente e pateticamente nel vano e inutile tentativo finale di cercare di recuperare la sua vecchia, consueta e spaventosa aura di terrore e autorità assoluta di matriarca indiscussa.
Ma ora appariva ai miei occhi improvvisamente, sorprendentemente e inesorabilmente minuscola, inerme, fragile, vecchia e inequivocabilmente sconfitta una volta per tutte dal singolo, leggero e potentissimo pezzo di carta stampata che teneva ancora stretto in mano tremante.
“Tu non puoi assolutamente ed egoisticamente avere il coraggio e la cattiveria di farci una cosa così disumana, crudele e spietata,” sibilò a denti stretti in un tono velenoso, simile al sibilo pericoloso di un serpente messo all’angolo, mentre le amare e calde lacrime di immensa frustrazione impotente cominciavano a pungerle dolorosamente gli occhi.
“È la sacra e inviolabile mattina di Natale, e noi siamo pur sempre e comunque la tua vera e unica preziosa famiglia di sangue.”
“Tu stessa stamattina presto, con incredibile crudeltà e a sangue freddo, hai cercato deliberatamente, consapevolmente e senza alcun rimorso di buttarmi letteralmente fuori in mezzo alla strada deserta a gelare come un cane randagio malato proprio la mattina di Natale,” le ho ricordato pacatamente, con precisione chirurgica e letale, mantenendo una freddezza totale.
“La sola, grande e sostanziale differenza oggettiva tra me e te oggi è che io ho semplicemente usato la legge intoccabile per cambiare legalmente e fisicamente le serrature delle porte di casa molto prima che tu potessi illegalmente e ingiustamente cambiare le mie e togliermi il tetto sopra la testa e la dignità.”
Ho infilato con finta casualità e fredda calma la mia mano destra tremante di adrenalina in fondo alla profonda e calda tasca foderata del mio pesante cappotto invernale grigio e ho tirato platealmente fuori la vecchia, spessa e pesante chiave originale di ottone massiccio.
L’ho tenuta visibilmente, saldamente e simbolicamente stretta e innalzata in alto nel mio pugno chiuso affinché tutti potessero vederla brillare sotto le luci dell’albero di Natale.
“Eppure, a dispetto di tutto il tossico veleno che mi hai fatto ingoiare per anni, non ho assolutamente in questo momento la minima e lontana intenzione di vendicarmi crudelmente e buttarvi tutti fuori fisicamente al gelo e al buio proprio in questo pomeriggio di festa.”
“Oggi, e solo ed esclusivamente per la durata di oggi, voi tre siete formalmente, temporaneamente e legalmente considerati nient’altro che i miei graditi ospiti temporanei e tollerati in questa casa che è solo ed esclusivamente mia.”
“Potete assolutamente e liberamente restare qui per ore, finire tranquillamente e in pace il vostro ricco ed elaborato pranzo di Natale comprato al catering, aprire allegramente i vostri regali inutili e costosi e godervi finti e sorridenti il resto della vostra preziosa giornata di festa dorata in totale tranquillità.”
Ho girato lentamente, deliberatamente e in modo regale i tacchi spessi dei miei stivali invernali e ho attraversato con lunghi, sicuri e sonori passi l’ampia e luminosa stanza, dirigendomi inesorabilmente verso il buio corridoio secondario e piastrellato.
“Ma domani mattina presto, non appena il pallido e freddo sole invernale sorgerà e illuminerà la nostra nuova e cruda realtà quotidiana, avremo tutti insieme e al grande tavolo della cucina una lunga, lunghissima e molto dolorosa conversazione pratica e pragmatica su come funzioneranno esattamente, rigidamente e inflessibilmente le mie nuove e insindacabili regole da ora in poi.”
Non ho aspettato fermandomi sulla soglia nemmeno per un misero decimo di secondo per sentire o anche solo provare ad ascoltare quale potesse essere la loro sicuramente ridicola, piagnucolante e patetica risposta difensiva o la loro inesistente e inutile controffensiva verbale per giustificare i loro peccati.
Ho voltato gloriosamente e definitivamente le mie ampie spalle al grande soggiorno fattosi improvvisamente immerso in un innaturale, spettrale e tombare silenzio di morte e ho attraversato la grande cucina odorante di cibo in modo rapido e deciso come un fantasma vendicatore in missione divina.
Ho afferrato la fredda maniglia d’ottone massiccio, ho aperto con uno strattone vigoroso la massiccia e scricchiolante porta di legno sul retro della proprietà e sono uscita velocemente nel vasto e spoglio cortile innevato, dove la consueta aria pungente e gelida del pieno e crudo inverno mi ha immediatamente avvolto.
L’aria fredda mi ha calorosamente accolto e abbracciato sul viso come una vecchia, leale, onesta e ritrovata migliore amica d’infanzia che ti aspetta da tempo immemore.
Esattamente dritta e immobile davanti ai miei occhi lucidi, sorgeva ancora orgogliosamente e silenziosamente la vecchia, umile, bassa e meravigliosa officina artigianale dipinta di vernice verde scuro ormai scrostata dal tempo e dalle intemperie.

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