Ho chiuso energicamente ma allo stesso tempo elegantemente e delicatamente il grosso e inestimabile registro scuro di pelle facendolo sbattere dolcemente e molto piano, prestando un’estrema e totale attenzione e devozione assoluta per non rovinarne inavvertitamente, maldestramente o stupidamente la fragile e vecchia rilegatura di filo di cotone cerato con i miei palmi che ora erano diventati bollenti, bagnati e sudati per la travolgente emozione provata di fronte a quella meraviglia pazzesca.
Poi, non resistendo minimamente alla spinta emotiva interiore, esplosiva e incontrollabile, l’ho istintivamente, forte e teneramente e in modo incredibilmente infantile stretto, abbracciato, coccolato e magicamente e inesorabilmente incollato e premuto calorosamente contro il centro vivo, palpitante e caldo del mio cuore che batteva e del mio petto ben protetto dal cappotto invernale, cullandolo come si fa con un tesoro preziosissimo, raro e inestimabile e fragile.
Mi sono accomodata lentamente, piegando le articolazioni stanche e cedendo fisicamente scivolando in modo sgraziato e goffo in ginocchio e sprofondando pesantemente fino a restare pesantemente, pacificamente e finalmente del tutto e comodamente seduta giù in basso, appoggiandomi comoda, solida e magicamente stabile, sul duro e ghiacciato e inospitale e rugoso e polveroso e duro pavimento freddo e grigio in nudo e aspro cemento grigio scuro e coperto di sporco e vecchi residui di lavorazione artigianale sparpagliati in giro disordinatamente dalla malvagia e volgare confusione creata dagli estranei incivili e ignoranti.
Per la primissima, unica e più incredibilmente limpida, chiara e pura e sorprendente volta dopo un tempo incalcolabile, lungo e doloroso di sette lunghi, freddi e faticosi anni passati miseramente e tristemente a contare i mesi dai tristi rintocchi funebri della chiesa locale dal giorno dolorosissimo e terribile in cui il mio mentore e protettore era serenamente e improvvisamente deceduto e spirato pacificamente in solitudine andandosene nel sonno eterno e lasciandomi completamente e fatalmente da sola con i mostri, ho avvertito e sentito chiaramente calde e silenziose ma dolorose e grandi gocce bagnate scendere dai miei occhi sbarrati.
Gocce bagnate, sapide, saline e vere e pesanti di grandi e purissime lacrime trasparenti hanno iniziato a pungermi disperatamente, liberatoriamente e dolorosamente e copiosamente l’interno delle ciglia fino a offuscarmi irrimediabilmente la vista e inondare i grandi e stanchi occhi infreddoliti e rossi e pesanti e gonfi dalle lunghe ore insonni e di lacrime calde e segrete versate da sola al freddo della mia stanza vuota al piano di sopra ascoltando la cattiveria delle persone sotto il mio pavimento sordo e vecchio.
Ma, profondamente e sostanzialmente e spiritualmente diversamente dalle innumerevoli altre patetiche e terribili, strazianti, infelici, deprimenti e insonni e misere e inutili nottate tremende degli scorsi e passati difficili anni di vita disperata e buttata via ciecamente e docilmente obbedendo nel passato buio, in quel benedetto istante mistico e catartico e liberatorio di fine anno non erano assolutamente né lontanamente in nessun senso, in nessuna forma o maniera possibile e immaginabile, le vecchie, solite, stanche e dolorose e deprimenti e faticose e patetiche e inutili lacrime brucianti e logoranti della mera, pura e solita immensa e rassegnata tristezza.
Non era quel pianto infinito, profondo, disperato, paralizzante, oscuro, rassegnato, cupo e avvilito che mi aveva divorato e devastato per tantissimo ed eccessivo e crudele, inutile, infinito e lunghissimo e nero e freddo e lungo tempo giovanile senza mai darmi alcun vero conforto morale, umano, spirituale e consolatorio per la mia immensa, muta e sorda solitudine domestica affollata, ma erano invece delle grandi e portentose lacrime potenti, grandi, spesse, calde e scroscianti di un tipo del tutto sconosciuto e inatteso al mio sistema nervoso ed emotivo ferito e stanco.
Erano, infatti, purissime e abbaglianti lacrime miracolose e salvifiche e cristalline, dense e caldissime e copiose e infinite che sono improvvisamente e magmaticamente sgorgate dirompenti, inarrestabili e libere come un fiume in piena di sincera, pura, potente e invincibile e maestosa e incredibile assoluta e smisurata, infinita, immensa e commossa e gloriosa gratitudine terrena, eterna e inestinguibile per un inatteso, strabiliante e perfetto e insostituibile dono miracoloso, celeste e umano perfetto e perfetto per me e costruito pezzo dopo pezzo su misura per me dalle mani ruvide e nodose che io tanto amavo stringere la domenica mattina davanti al caffè fumante.
Avevo in fondo e oggettivamente buttato via e stupidamente, inutilmente, vanamente e pateticamente e ciecamente e ingenuamente e docilmente passato l’intera e vana e ingiustificata e lunghissima e misera e dolorosa parentesi totale, misera e patetica e cieca del mio brutto passato, e l’ho speso male gettando via invano e perdendo inutilmente e tristemente l’intera e gloriosa e preziosa essenza stessa e totale ed emotiva della mia passata e triste e infelice, faticosa, frustrante, umiliante, incompresa, sminuita, ingrata, sofferente, disagiata, ansiosa e infima intera fanciullezza, adolescenza e la mia stessa fragile, esitante e dubbiosa giovane vita adulta a disperatamente ed egoisticamente cercare vanamente, inutilmente e con immensa stupidità e piagnucolando e faticosamente pregando in ginocchio ed elemosinando miserabilmente a quelle stesse persone orribili e abiette un misero, scarso e poco sincero e finto, peloso e freddo briciolo di calore affettivo finto.
Ho sprecato e sperperato invano decenni della mia vita per cercare disperatamente, ansiosamente e ciecamente e follemente e inutilmente e implorando senza dignità, senza coraggio e senza forza, di capire disperatamente come in qualche magico e perverso o miracoloso o impossibile e irrealizzabile o incredibile modo magico fare finalmente e per miracolo divino ed esoterico in modo che potessi in qualche modo assurdo, in cuor mio ingenuo e sognatore, di riuscire con le mie azioni quotidiane a farmi, finalmente e una volta per tutte o anche solo temporaneamente, umanamente e genuinamente amare profondamente dalle persone.

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