“Per lei e suo marito Richard ci sono altri piani,” risposi. Mi accovacciai di fronte a Sarah, afferrandola per il mento, sporcandomi i guanti di seta con le sue lacrime e il trucco sfatto. La costrinsi a guardarmi negli occhi. “Il debito di tuo marito non appartiene più a Morandi, Sarah. Appartiene a me. Mio padre ha comprato i vostri debiti un’ora fa.”
Gli occhi di Sarah si dilatarono per il panico assoluto. “No… no…”
“Oh, sì,” sussurrai. “La vostra azienda, la vostra casa, i vostri prestiti. Tutto mio. Ma, a differenza di Morandi, non voglio il vostro denaro. Voglio la vostra completa, abietta sottomissione. Richard verrà mandato in prigione per le stesse frodi fiscali in cui ho incastrato tuo padre. Volevi un colpevole da incolpare? Guardati allo specchio. Hai appena firmato la rovina totale della tua stessa vita, cercando di rovinare la mia.”
Mi alzai, pulendomi le mani con un fazzoletto bianco.
“La lasceremo qui,” decisi, senza più guardarla. “Che torni negli Stati Uniti con i suoi mezzi. Senza passaporto, senza soldi, senza niente. Cancellate le sue carte. Congelate i suoi conti da questo esatto secondo. Vediamo quanto sei brava a sopravvivere nel mondo reale, Sarah, senza nessuno da parassitare.”
Mi voltai, prendendo il braccio di Matteo. Mentre uscivamo dalla stanza segreta, rientrando nei lussuosi corridoi del Palazzo, le grida disperate di Sarah rimasero intrappolate dietro la spessa porta di ferro, destinate a spegnersi nell’oblio.
Tornammo nel Salone dei Cinquecento, unendoci alla folla scintillante come se non ci fossimo mai allontanati. Mio padre mi sorrise dal tavolo d’onore, alzando il calice di Brunello verso di me in un brindisi segreto. La NovaTech era nostra. Morandi era distrutto. Il fantasma dei Williams era stato esorcizzato in modo così definitivo che non ne sarebbe rimasta neppure la polvere.
Matteo mi prese delicatamente la mano sotto il tavolo.
“Sei il demone più bello che l’inferno abbia mai generato,” mi sussurrò, con una dolcezza contrastante con le parole.
Risi, stringendo le sue dita forti. “E tu sei l’unico avvocato disposto a firmare contratti con il diavolo.”
“Ho l’esclusiva a vita,” rispose lui, rubandomi un bacio al sapore di champagne.
La mattina seguente, il sole sorse su Firenze illuminando la Cupola del Brunelleschi con sfumature d’oro. Mi svegliai nell’attico, avvolta in lenzuola di seta bianca. Matteo dormiva profondamente al mio fianco, un braccio protettivo posato sul mio fianco.
Mi alzai senza fare rumore, indossai una vestaglia e andai verso il grande terrazzo che dominava la piazza. Chiamai la scorta in campagna. Emma, che si era appena svegliata, rispose con entusiasmo, raccontandomi di un puledro appena nato nella tenuta. La sua voce era limpida, pura, priva di qualsiasi ombra o trauma. Non avrebbe mai saputo quanto vicina era andata all’oscurità. Non lo avrebbe mai saputo, perché il mondo era stato reso sicuro per lei, con il fuoco e con il ghiaccio.
La notte di Natale, tanti anni fa, una donna mi aveva colpito al volto per dimostrarmi la mia inferiorità. Non avrebbe mai immaginato che, con quello schiaffo, stava semplicemente scolpendo il monumento della sua stessa distruzione e la statua inossidabile del mio trionfo assoluto.
Io sono Elena Rossi. E ho imparato che il perdono è una virtù per i santi. Ma io non sono una santa. Sono una regina, e le regine proteggono il proprio regno, non importa quanto sangue debbano far scorrere per mantenere intatta la pace della loro corona. E finalmente, guardando il cielo limpido della Toscana, seppi con certezza incrollabile che la pace, quella vera e definitiva, era arrivata. Non c’erano più nemici. Non c’erano più ombre. C’era solo l’infinito.
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