Salii sull’ascensore privato che collegava l’attico al piano terra dell’edificio monumentale al numero 4 di via dei Condotti. Mentre la cabina scendeva silenziosa attraverso i dodici piani di cristallo e acciaio, estrassi il mio smartphone dalla borsa.
Le 21:14 del 31 dicembre. Mancavano meno di tre ore alla mezzanotte.
Capitolo I: Il Telefono della Notte
Nel garage sotterraneo riscaldato, l’odore di gomma fresca e asfalto cerato sostituì immediatamente il puzzo di tabacco di Grant. Mi sedetti al posto di guida della mia Range Rover nera, appoggiando la fronte contro la pelle morbida del volante per trenta secondi.
Respirai. Uno, due, tre. Il respiro diaframmatico che avevo imparato durante il corso preparto mi aiutò a rallentare le pulsazioni cardiache. Poi portai la mano sinistra al ventre: il bambino si mosse di nuovo, un colpo nitido, vitale.
«Mamma è qui,» sussurrai nell’abitacolo buio. «Non permetterò mai più a nessuno di toccarti.»
Composi il primo numero della lista rapida con il vivavoce attivato.
Rispose al terzo squillo, con la voce vigile e priva di sonno tipica di chi gestisce la sicurezza per gli uomini più influenti del continente.
«Signorina Claire,» disse Matteo Valenti, ex capitano dei carabinieri del reparto operativo speciale e ora capo della sicurezza per la holding della mia famiglia da oltre quindici anni. «Buonasera e buon fine anno. C’è qualche anomalia all’attico?»
«Matteo,» dissi, e il tono metallico della mia voce gli fece cambiare istantaneamente registro.
«Cosa succede, Claire? Sei in pericolo?»
«Ho subito un’aggressione fisica nell’attico dieci minuti fa. Da parte di Grant e Ryan Thorne. Ho un’ustione di secondo grado sul basso ventre provocata da una sigaretta accesa.»
Dall’altro capo della linea calò un silenzio terrificante. Potevo quasi sentire il cambio di pressione nell’aria dello studio di Matteo, seguito dal rumore secco di una sedia che veniva scostata con violenza.
«Dove sei adesso?» chiese Matteo, e la sua voce era diventata una lama affilata.
«Sono nell’auto al livello meno due del garage dell’edificio. Non sono in pericolo immediato, ma ho bisogno di un’équipe medica fidata per un controllo ostetrico d’urgenza e una perizia medico-legale blindata con marcatura temporale prima delle ventidue e trenta.»
«La dottoressa Moretti della clinica Madonnina è di turno reperibile per la tua famiglia,» rispose Matteo senza esitare. «Ti invio una scorta armata discreta con un’auto medica al garage tra quattro minuti esatti. Ma dimmi cosa devo fare con l’attico.»
Guardai il display dell’orologio della vettura. «Grant crede che l’attico appartenga a Ryan. Credono che la cena, il vino, l’arredamento e l’intero palazzo siano una loro proprietà concessa per grazia divina. Voglio che tu attivi il protocollo di sgombero forzato per intrusione ostile e violazione di proprietà privata ad alto rischio.»
«Il palazzo è interamente di proprietà della Immobiliare San Giorgio, la cui totalità delle quote fa capo alla tua holding personale,» ricordò Matteo con precisione chirurgica. «Ryan ha solo una tessera d’accesso subordinata come coniuge residente, priva di diritti dominicali.»
«Revoca la sua tessera adesso,» ordinai. «Revoca l’autorizzazione all’ascensore privato per il dodicesimo piano. Taglia tutte le utenze secondarie controllate dal sistema domotico centrale: riscaldamento, aria primaria, linea internet a fibra ottica e alimentazione dei servizi ausiliari. Lascia solo le luci d’emergenza a batteria.»
«E per quanto riguarda l’evento di Capodanno che stanno celebrando?»
«Matteo, voglio che tu chiami l’avvocato De Santis. Ha la procura generale per tutti i miei affari. Digli che voglio la risoluzione immediata di ogni comodato d’uso a favore dei Thorne e la notifica formale di sfratto per flagranza di reato di violenza domestica e tentata lesione a nascituro. Alle ventitré in punto, voglio una squadra di sicurezza sul pianerottolo per scortarli fuori dall’edificio. Davanti ai portieri, davanti ai residenti, davanti ai giornalisti che stazionano sempre nella piazza per le feste.»
«Consideralo fatto, Claire. Non muoverti dal garage finché i miei uomini non arrivano.»
«Non mi muovo.»
Capitolo II: Il Verdetto della Pelle
L’auto medica arrivò tre minuti e quaranta secondi dopo, una berlina scura con i vetri oscurati guidata da due professionisti in borghese. Dietro di loro scese la dottoressa Giulia Moretti, ginecologa di fiducia di mia madre fin dai tempi dell’università, portando con sé una valigetta diagnostica portatile.
Salii sul sedile posteriore della berlina, al riparo da qualsiasi sguardo indiscreto.
«Fammi vedere subito, Claire,» disse la dottoressa Moretti senza perdersi in convenevoli, con gli occhi scuri pieni di una preoccupazione materna ma controllata.
Slacciai il cappotto e sollevai il maglione di cashmere rovinato. La vista della bruciatura fece contrarre la mascella della dottoressa. Era un cerchio perfetto di due centimetri di diametro, con i bordi nerastri e il centro sollevato da una bolla sierosa tesa, situata a quattro dita dall’ombelico, sul quadrante inferiore sinistro.
«Bestie,» mormorò la dottoressa a mezza voce, aprendo il disinfettante sterile e applicando un gel anestetico specifico per le ustioni. «Hanno mirato deliberatamente al feto.»
Estrasse una sonda ecografica portatile collegata a un tablet ad alta definizione. Mi spalmò il gel tiepido sulla parte sana della pancia e appoggiò il trasduttore con mano delicata.
Nel silenzio dell’abitacolo risuonò il suono più bello dell’universo: il battito rapido, ritmico, vigoroso del cuore di mio figlio. Ciu-ciu-ciu-ciu. Centoquaranta battiti al minuto, regolare, privo di aritmie o sofferenze da ipossia.
«Il sacco amniotico è intatto,» decretò la dottoressa dopo aver misurato la cervice e la placenta con perizia millimetrica. «La parete uterina sottostante non presenta ematomi profondi. Il tessuto adiposo e la maglia di lana hanno assorbito gran parte del calore diretto, evitando la necrosi muscolare. Ma l’ustione cutanea è di secondo grado profondo. Ha bisogno di medicazioni biologiche avanzate e di un ciclo antibiotico compatibile con la gravidanza.»
Scattò sei fotografie ad altissima risoluzione da angolazioni diverse, apponendo un righello millimetrico sterile accanto alla lesione per certificarne l’estensione legale.
«Questo referto andrà dritto alla Procura della Repubblica insieme alla denuncia per lesioni personali aggravate da futili motivi e violenza su donna in stato di gravidanza,» disse la Moretti, firmando digitalmente il documento sul tablet. «Tuo suocero e tuo marito rischiano da quattro a otto anni di reclusione solo per questo referto, senza contare le aggravanti specifiche.»
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