“Questa è una dichiarazione di guerra,” sussurrò il Duca. “Pregate il vostro Dio, Lord Vance. Perché da stasera non dormirete più.”

Con un colpo secco dei tacchi, Ashford si voltò e uscì nella tempesta.

Alessandro non era un folle incosciente. Sapeva che le minacce di Ashford non erano parole a vuoto. Quella stessa notte, mobilitò l’intera tenuta. Elara, che aveva origliato la conversazione dal corridoio, aveva già iniziato a stilare un piano difensivo.

“Non possiamo combattere un nemico invisibile,” disse Elara, stendendo le planimetrie della tenuta sul tavolo della biblioteca. “Mandiamo tua madre e Julian in Scozia, nella casa di campagna di tua zia. Lì saranno al sicuro.”

“No,” intervenne Isabella, entrando in quel momento, avvolta in uno scialle di cachemire. “Io non scappo più. Ho passato quindici anni a nascondermi nelle tenebre. Questa è casa mia, e non lascerò che una congrega di vecchi depravati mi costringa a fuggire. Ma Julian… Julian deve andare via. Fallo partire con Marta e la balia, sotto falsa identità.”

Con la morte nel cuore, Elara baciò la fronte del figlio addormentato prima dell’alba e lo affidò alle cure di Marta e di quattro guardie fidate, che li scortarono segretamente in Scozia.

Privati della loro debolezza più grande, Alessandro ed Elara si prepararono all’assedio. O’Connor e i suoi operai più leali furono armati e posizionati strategicamente ai confini della tenuta. Le finestre del piano terra furono barricate, i mastini lasciati liberi di pattugliare il perimetro.

Il primo attacco non fu un assalto frontale, ma un atto di codardia. Due notti dopo la visita di Ashford, un incendio doloso distrusse i mulini del grano di proprietà dei Vance. Il giorno successivo, tre delle navi commerciali di Alessandro furono misteriosamente affondate nel porto di Londra. Era una tattica di strangolamento: volevano terrorizzarlo, logorarlo finanziariamente, costringerlo alla resa.

Ma non avevano fatto i conti con l’ingegno di Elara.

“Stanno colpendo le nostre finanze perché credono che i nobili abbiano solo il denaro come punto debole,” analizzò Elara, studiando i rapporti dei danni. “Dobbiamo cambiare il campo di battaglia. Dobbiamo portare la guerra a loro, usando le loro stesse armi.”

“L’archivio,” capì Alessandro. “Ma come? Se riveliamo un solo segreto, rischiamo di scatenare l’inferno.”

“Non dobbiamo rivelarli al pubblico,” sorrise Elara, un sorriso astuto che ricordò ad Alessandro perché se ne fosse innamorato perdutamente. “Dobbiamo usarli per creare sfiducia tra di loro. Sono un branco di lupi: se sentono odore di sangue su uno dei loro compagni, si sbraneranno a vicenda.”

Elara trascorse due notti insonni, decifrando e copiando parzialmente alcuni dei documenti più scottanti. Non scelse Ashford, ma alcuni dei suoi alleati più fidati: un magistrato corrotto di nome Vane e un potente banchiere, Lord Sterling (nessuna parentela con l’ispettore).

Inviò frammenti anonimi di quei documenti ai diretti interessati, accompagnati da un messaggio crittografato che lasciava intendere che fosse stato Ashford a tradirli per salvare se stesso, vendendo i segreti degli alleati a Lord Vance in cambio della restituzione del proprio fascicolo.

La paranoia è una malattia altamente contagiosa. Entro tre giorni, la “cabala” di Ashford iniziò a frammentarsi. Spie dei Vance riferirono di liti furiose nei club privati di Londra. Il magistrato Vane, terrorizzato di perdere il suo scranno, fuggì in Svizzera. Il banchiere ritirò i fondi che stavano finanziando i sabotatori contro i Vance.

Sentendosi isolato e tradito, Ashford compì la sua mossa disperata.

La notte della Vigilia del Raccolto, una notte senza luna. La tenuta di Villa Vance era avvolta nel silenzio. Ma non era un silenzio pacifico; era la quiete tesa che precede l’esplosione.

Intorno alle due del mattino, i mastini iniziarono ad abbaiare furiosamente, un suono viscerale e roco che spezzò l’aria fredda. Poi, il suono ovattato di fucili con il silenziatore abbatte i cani.

“Sono qui,” mormorò Alessandro, afferrando il fucile a doppia canna dal tavolo della biblioteca e controllando le munizioni.

“E sono in molti,” confermò Elara, caricando una pistola automatica di piccolo calibro. Non era più la giovane cameriera spaventata; i suoi movimenti erano precisi, mortali.

Cinquanta mercenari, assassini della peggior specie reclutati nei bassifondi di Whitechapel e pagati a peso d’oro, sciamarono attraverso i giardini. Erano vestiti di nero, i volti coperti, armati di asce, pistole e torce incendiarie. L’obiettivo non era intimidire: era sterminare la famiglia Vance, bruciare la villa fino alle fondamenta e recuperare la cassaforte con i registri a ogni costo.

Ma Alessandro ed Elara non li stavano aspettando nei loro letti. Avevano trasformato Villa Vance in una trappola mortale.

Quando il primo gruppo di sicari sfondò la porta della cucina a calci, non trovò servitori terrorizzati, ma i fucili da caccia di O’Connor e dei suoi uomini. Una pioggia di piombo li falciò all’istante, riempiendo il corridoio di fumo e sangue.

Il gruppo principale, guidato da uno spietato luogotenente di Ashford, prese d’assalto lo scalone principale, dirigendosi verso le camere da letto e la biblioteca, dove credevano fosse custodita la cassaforte.

Salirono i gradini di marmo come sciami di ratti. Alessandro ed Elara li aspettavano in cima, dietro barricate costruite con pesanti mobili di quercia.

“Fuoco!” urlò Alessandro.

Il boato dei fucili rimbombò nella vasta hall. Tre mercenari ruzzolarono giù per le scale. Elara sparò con precisione chirurgica, mirando alle gambe e alle spalle, immobilizzando i nemici senza necessariamente ucciderli.

Ma i sicari erano troppi. Iniziarono a lanciare fiale incendiarie. Un arazzo antico prese fuoco, le fiamme lambirono le pareti rivestite di seta. L’aria divenne irrespirabile.

“Dobbiamo ritirarci nell’ala ovest!” ordinò Alessandro, afferrando la mano di Elara. “Ritirata!”

Si mossero rapidamente attraverso i passaggi segreti della servitù, un dedalo che Elara conosceva meglio di chiunque altro. Raggiunsero l’ala est, chiudendosi dietro porte d’acciaio blindate che Alessandro aveva fatto installare da poco.

“Se bruciano la casa, moriremo asfissiati,” ansimò O’Connor, il volto sporco di fuliggine.

“Non bruceranno la casa finché non avranno l’archivio,” disse Elara lucidamente. “Cercano la stanza corazzata.”

“Lasciateli cercare,” mormorò Alessandro. Sorrise, un sorriso da predatore. “Gli ho preparato una sorpresa.”