Giorgio.

Ora lo guardò.

Rimase perfettamente immobile.

Alessandro seguì il suo sguardo.

“Giorgio?”

Il vecchio steward schiarì la gola.

“Signore, non so cosa stia suggerendo questa ragazza.”

La voce di Mara divenne più forte.

“Hai firmato per il lavoro.”

“Sono passati diciotto anni.”

“Perché il muro è stato ricostruito nel cuore della notte?”

Giorgio non disse nulla.

“Perché i Bellamy l’hanno pagata?”

Ancora niente.

“E perché Victoria ti ha detto il mese scorso che nessuno deve disturbare il terreno oltre alla terza pietra?”

Victoria fece un passo avanti all’improvviso.

“Basta così!”

Tutte le svolte si girarono.

Respirava affannosamente.

“È assurdo! Alessandro, sta cercando di metterti contro di me!”

Mara la guardò direttamente.

“Sapevi della tomba.”

“Non sapevo nulla!”

“Sapevi abbastanza da dirgli che sua madre era morta vicino a Palermo.”

Le labbra di Victoria si schiusero.

Mara continuò.

“Quando ho iniziato a fare domande, hai detto a Giorgio di tenermi lontano dalla parete sud.”

“Perché sei un ladro ficcanaso!”

“Perché hai riconosciuto il nome Isabella.”

Il volto di Victoria divenne bianco.

L’intera sala cadde nel silenzio.

Alessandro si voltò lentamente verso la sua fidanzata.

“Come hai fatto a sapere dove era sepolta mia madre?”

Victoria non disse nulla.

“Rispondimi.”

Lo fissò.

Poi, quasi inudibilmente, sussurrò:

“Avevo quattordici anni.”

L’espressione di Alessandro cambiò.

“Cosa?”

“Avevo quattordici anni quando è successo.”

Gli occhi di Mara si spalancarono.

Victoria premette una mano tremante contro il suo vestito macchiato.

“Mio padre mi ha detto di non parlarne mai.”

Alessandro la fissò.

“Cosa ha fatto tuo padre?”

Victoria iniziò a piangere.

Non le lacrime teatrali che usava durante le discussioni.

Erano lacrime spaventate, incontrollate.

“Ha detto che Isabella avrebbe distrutto tutto. Ha detto che lei aveva documenti che potevano mandarlo in prigione.”

“E poi?”

“Ha fatto accordi con Giorgio.”

Dall’altra parte del corridoio, lo steward fece un improvviso passo indietro.

Victoria lo guardò.

“Hai promesso che nessuno l’avrebbe mai scoperto!”

Il volto di Giorgio si fece duro.

“Stai zitta, Victoria.”

Ma lei era oltre l’ascolto.

“Hai detto che se n’era andata! Hai detto che il problema era stato risolto!”

Alessandro sentì qualcosa di freddo posarsi nel petto.

Si rivolse al steward.

“Giorgio.”

L’uomo più anziano lo fissò.

“Dimmi che sta mentendo.”

Giorgio guardò verso le porte d’ingresso.

Poi dai servitori.

Poi a Mara.

Le sue spalle si abbassarono.

“Tua madre ha trovato i conti,” disse.

Alessandro rimase in silenzio.

“Ha scoperto che il signor Bellamy stava trasferendo denaro dal trust di famiglia. Aveva abbastanza scartoffie per smascherarlo.”

“Quindi l’hai aiutato a zittirla.”

Giorgio abbassò lo sguardo.

“Mi ha offerto più soldi di quanti ne potrei guadagnare in vent’anni.”

Mara strinse il suo ciondolo.

“Cosa è successo a mia madre?”

Giorgio deglutì.

“Si è rifiutata di darci i documenti.”

Mara fece un passo avanti.

La sua voce si alzò.

“Cosa le è successo?”

Giorgio distolse lo sguardo.

“Non è sopravvissuta quella notte.”

Mara emise un piccolo suono spezzato.

Alessandro si avvicinò a lei, ma lei alzò una mano.

Non ancora.

Voleva sentire la verità.

“Dove l’hai messa?” chiese.

La bocca di Giorgio tremò.

Sapeva che non aveva più senso negarlo.

“Accanto alla parete sud.”

Mara chiuse gli occhi.

“La terza pietra?”

Giorgio annuì.

Per diciotto anni, Isabella Romano era stata sepolta proprio nella tenuta dove viveva suo figlio.

E l’uomo che aveva contribuito a nascondere la sua morte aveva continuato a servire al suo tavolo.

***

Alessandro fissò Giorgio a lungo.

Aveva passato la maggior parte della sua vita adulta circondato da uomini pericolosi.

Sapeva cosa significava un tradimento.

Ma nulla lo aveva preparato a questo.

Giorgio lo aveva aiutato a crescere.

Aveva partecipato alle celebrazioni di famiglia.

Era stato accanto ad Alessandro al funerale di suo padre.

E ogni singolo giorno passava davanti al luogo dove Isabella giaceva nascosta.

Le mani di Alessandro si chiusero a pugno.

Giorgio fece un passo indietro.

Ma Mara si muoveva tra loro.

“Per favore,” disse.

Alessandro la guardò.

I suoi occhi erano pieni di lacrime, ma la voce era ferma.

“Se lo ferisci, faranno in modo che sia una questione di quello che hai fatto. Voglio che rispondano di quello che le hanno fatto.”

Le parole lo fermarono.

Per un attimo, vide di nuovo Isabella in Mara.

Lo stesso coraggio.

Lo stesso rifiuto di essere zittiti.

Rilassò lentamente le mani.

“Hai ragione.”

Si voltò verso i servitori.

“Nessuno deve toccare la parete sud. Nessuno deve muovere o distruggere un solo documento in questa casa.”

Poi tirò fuori il telefono.

Giorgio lo guardò incredulo.

Alessandro era un uomo con abbastanza influenza da far sparire i problemi.

Ma non stava facendo sparire questo problema.

Stava chiamando le autorità.

***

Victoria lo fissò.

“Alessandro, non farlo.”

Lui la ignorò.

“Per favore! Pensate a cosa farà alle nostre famiglie!”

Abbassò il telefono.

“La mia famiglia?”

Victoria annuì disperatamente.

“La reputazione di tuo padre. Le attività. Il nostro matrimonio—”

“Il nostro matrimonio?”

Rimase in silenzio.

Alessandro si avvicinò.

“Sei stato al mio fianco quando ho visitato quella tomba a Palermo.”

Victoria iniziò a tremare.

“Mi hai visto mettere fiori sulla tomba di uno sconosciuto.”

“Alessandro—”

“Mi hai tenuto la mano mentre piangevo per mia madre.”

Victoria si coprì la bocca.

“E sapevi che era sepolta qui.”

“Stavo cercando di proteggerci!”

“Da cosa?”

“Dallo scandalo! Da quello che direbbero le persone se conoscessero mio padre—”

“Tuo padre è morto, Victoria. Hai avuto anni per dirmi la verità.”

Iniziò a singhiozzare.

“Avevo paura.”

Alessandro guardò il braccio ferito di Mara.

“Anche lei aveva paura.”

Victoria seguì il suo sguardo.

Per la prima volta, sembrava capire quanto fossero state crudeli le sue azioni.

Mara era entrata nella villa come serva.

Aveva strofinato i pavimenti e portato i vestiti di Victoria.

Aveva sopportato insulti perché aveva bisogno di accedere alla casa e ai suoi registri.

E Victoria l’aveva aggredita per una macchia sapendo che la giovane donna stava cercando la madre assassinata.

Alessandro tirò fuori l’anello di fidanzamento dalla tasca.

L’aveva ritirata dal gioielliere dopo un ultimo aggiustamento quella mattina.

Posò la piccola scatola di velluto sul tavolo di marmo accanto al frustaglio rotto.