Mio padre me ne aveva parlato solo una volta, quando ero un’adolescente, in una notte in cui aveva bevuto troppo brandy. ‘Katerina, ci sono uomini che governano i governi. Non hanno nomi pubblici, non compaiono nelle classifiche dei miliardari. Sono il Sindacato, il Consiglio d’Ombra. Noi controlliamo le strade, ma loro controllano le maree. Prega di non incrociare mai il loro cammino.’
Viktor Sokolov, a quanto pareva, non era solo un oligarca ambizioso. Era un membro, o un prestanome, di quel Consiglio. Uccidendolo, non avevo solo vendicato la mia famiglia; avevo sottratto loro una pedina fondamentale sulla scacchiera globale.
“Vogliono una reazione,” dissi, alzandomi e camminando verso la vetrata. “Stanno testando le nostre difese.”
“Cosa facciamo? Non possiamo dichiarare guerra a un fantasma,” ribatté Mikhail, per la prima volta insicuro.
“I fantasmi non rubano container di fucili d’assalto,” replicai freddamente. “Hanno usato una forza d’attacco privata. Traccia i mercenari. Cerca transazioni oscure, movimenti logistici, voli non registrati in entrata a Seattle nelle ultime settantadue ore. Trova il filo, Mikhail, e noi lo tireremo finché non impiccheremo chi sta dall’altra parte.”
Ci vollero due settimane di hacking incessante, corruzione di funzionari doganali e interrogatori brutali, ma alla fine trovammo la traccia. I mercenari erano stati assoldati tramite una società di copertura con sede a Londra, la Aegis Holdings. E il loro principale intermediario stava arrivando nella mia città.
Non aspettai che fosse lui a cercarmi. Feci in modo di accoglierlo io.
L’uomo si chiamava Elias Thorne. Era un ex agente dell’MI6, ora al servizio esclusivo dei Signori dell’Ombra. Elegante, aristocratico, con occhi freddi e grigi come il cielo invernale britannico.
Lo intercettammo all’uscita di un ristorante stellato nel centro cittadino. I miei uomini neutralizzarono la sua scorta in meno di cinque secondi, senza sparare un colpo, usando solo sedativi e forza bruta. Quando Thorne fu spinto all’interno della mia limousine blindata, non perse la sua flemma. Si sistemò i polsini della camicia su misura e mi guardò, un leggero sorriso divertito sulle labbra.
“Miss Volkov, presumo,” disse, con un perfetto accento di Oxford. “Devo ammettere che il vostro approccio è… rinfrescante nella sua barbarie. I miei colleghi mi avevano avvertito che siete una donna impulsiva.”
“E i miei mi avevano avvertito che lei è un ladro, Mr. Thorne. Rivoglio le mie armi. E voglio sapere perché il suo Consiglio ha ficcato il naso nei miei affari,” risposi, versandomi un dito di vodka da un decanter di cristallo, senza offrirgliene.
Thorne sospirò, incrociando le gambe lunghe. “Siete giovane, Katerina. Avete ereditato una corona macchiata di sangue e avete tagliato la testa a Sokolov con la grazia di un macellaio. Sokolov era… utile per noi. Garantiva stabilità nell’Est Europa. Voi avete creato un vuoto. Il Consiglio non tollera i vuoti.”
“Il vuoto l’ho già riempito. L’Impero d’Argento è più forte di quando lo gestiva quel parassita.”
“Forse,” concesse Thorne. “Ma voi non avete il nostro permesso per regnare. Le armi che abbiamo confiscato sono il primo avvertimento. Il Consiglio vi offre due opzioni. La prima: sottomissione. Diventerete il nostro nuovo agente al posto di Viktor. Verserete il quaranta percento dei vostri profitti globali alla nostra banca centrale a Monaco. Eseguirete i nostri ordini. In cambio, vi lasceremo vivere e giocare a fare la regina nella vostra città.”
Strinsi il bicchiere fino a far sbiancare le nocche. L’arroganza di quell’uomo era tossica. “E la seconda opzione?”
“La seconda opzione,” disse Thorne, abbassando la voce e sporgendosi in avanti, gli occhi che brillavano di una crudeltà clinica, “è che noi cancelleremo i Volkov dalla faccia della terra. Non con un incendio teatrale come fece Julian Hale, ma in modo sistematico. Ghiacceremo i vostri conti. Assassineremo i vostri luogotenenti uno a uno. Sgretoleremo le vostre alleanze. Morirete da sola, povera e disperata.”
Lo guardai per un lungo minuto, ascoltando il suono della pioggia sul tetto della limousine. Poi, sorrisi. Non un sorriso di circostanza, ma uno genuino, freddo e tagliente come una lama di rasoio.
“Lei crede che mi abbiate messa all’angolo, Thorne. Ma lei dimentica una cosa fondamentale: io non sono l’agente di nessuno. E non gioco alle vostre regole.”
Feci un cenno a Mikhail, che sedeva sul sedile anteriore. Mikhail abbassò il divisorio in vetro insonorizzato.
“Mostraglielo,” ordinai.
Mikhail passò un tablet a Thorne. Sullo schermo c’era una lunga serie di file, codici bancari, nomi di politici, giudici e capi di stato, affiancati a trasferimenti di denaro multimilionari. Thorne impallidì. La sua maschera di superiorità si incrinò, rivelando il panico sottostante.
“Prima di uccidere Viktor,” spiegai, godendomi ogni singola sillaba, “ho fatto una copia del suo server privato. Sokolov era ossessionato dal controllo. Registrava ogni singola transazione del vostro prezioso Consiglio. I nomi dei Dodici. I conti offshore a Monaco, alle Cayman, in Lussemburgo. Le tangenti pagate per scatenare guerre in Medio Oriente.”
“Questo è impossibile,” mormorò Thorne, le mani che gli tremavano leggermente mentre scorreva i file. “Quei dati erano offline. Inviolabili.”
“Niente è inviolabile, se sei disposto a sporcarti le mani nel sangue,” replicai. “Ora, Mr. Thorne, le do io le mie due opzioni. Opzione uno: lei torna a Londra. Dice al Consiglio che l’Impero d’Argento è sovrano e indipendente. Che mi riconoscete il seggio di Sokolov, non come sottoposta, ma come pari. Non pagherò nessuna tassa, non prenderò ordini. In cambio, questi file non vedranno mai la luce del giorno.”
“Siete pazza,” sibilò Thorne. “Il Consiglio non negozia con i terroristi.”
“Non sono una terrorista. Sono la vostra nuova partner d’affari,” lo corressi soavemente. “Oppure scegliete l’opzione due. Mi uccidete. E nel momento esatto in cui il mio cuore smette di battere, un algoritmo del dead man’s switch invierà questi file a WikiLeaks, alla CIA, all’Interpol e alle principali testate giornalistiche mondiali. Il vostro Consiglio crollerà in quarantotto ore. Quanti dei Dodici sopravviveranno all’opinione pubblica, o ai governi che hanno tradito?”
Thorne deglutì a fatica. L’atmosfera nell’auto era satura di tensione. Avevo preso la pistola puntata alla mia testa e l’avevo rigirata contro di loro.
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