“Siete finiti,” mormorò Vanessa, le lacrime che le rovinavano il mascara. “La polizia è già qui fuori. Ti uccideranno, Katerina. Sei un’estremista adesso.”
“La polizia?” sorrisi. “Pensi davvero che non ci abbia pensato? I server di questo palazzo stanno trasmettendo ogni singolo file, ogni vostra conversazione, ogni vostra transazione illegale a tutte le agenzie di intelligence globali, ai giornali indipendenti e all’Interpol in questo esatto momento.”
Il volto di Julian si contorse in una maschera di pura disperazione. Capì che non c’era via di fuga. Il suo impero stava crollando sotto i suoi piedi, sgretolato dalla ‘cameriera’ che aveva ignorato per anni.
Senza preavviso, Julian spinse via Vanessa con violenza e si tuffò verso un tavolo vicino, afferrando un’arma lasciata cadere da una delle sue guardie. Mirò dritto al mio petto.
Ma il mio addestramento era superiore alla sua disperazione. Prima ancora che potesse premere il grilletto, estrassi un coltello da lancio dalla cintura e lo scagliai. La lama penetrò la sua spalla destra, facendogli cadere la pistola. Julian urlò di dolore, accasciandosi in ginocchio.
Lentamente, inesorabilmente, mi avvicinai a lui. La sala era nel silenzio più assoluto, rotto solo dai gemiti di Julian. Vanessa era rannicchiata in un angolo, singhiozzando.
Mi chinai davanti a lui, guardando negli occhi l’uomo che mi aveva tolto tutto.
“Mio padre diceva sempre che il tradimento è come una malattia,” sussurrai, abbastanza vicino da fargli sentire il freddo della mia voce. “L’unico modo per curarlo è estirparlo alla radice.”
Non lo uccisi. La morte sarebbe stata una via d’uscita troppo facile. Lo lasciai lì, sanguinante, umiliato e distrutto. Aveva perso i suoi soldi, la sua reputazione, il suo potere. Il mondo intero stava per dargli la caccia.
Mi alzai e mi rivolsi ai miei lealisti sul balcone. “Aprite le porte.”
Le enormi porte di quercia si spalancarono. Sirene della polizia si sentivano in lontananza, avvicinandosi rapidamente alla tenuta. Gli ospiti della festa iniziarono a fuggire nella notte, come topi che abbandonano una nave che affonda.
Io mi voltai verso l’uscita sul retro, quella riservata al personale. La stessa porta da cui ero entrata per tre anni, a testa bassa, con uno straccio in mano. Ora camminavo a testa alta, le armi al mio fianco, seguita dalla mia vera famiglia.
La festa era finita per loro. Ma per me, per Katerina Volkov, era appena l’alba di un nuovo impero. Uscii nell’aria fredda della notte, il profumo della vendetta dolce e inebriante, mentre le luci della città brillavano davanti a me, finalmente pronte per essere conquistate.
L’aria gelida della notte mi sferzò il viso non appena varcai la soglia di servizio. Alle mie spalle, la villa che per tre anni era stata la mia prigione e il palcoscenico della mia vendetta risplendeva nel caos. Le sirene della polizia ululavano in lontananza, un coro metallico che si avvicinava rapidamente, fendendo la nebbia fitta che avvolgeva le colline della città.
Ad attendermi nel vicolo buio c’era un SUV nero, blindato e senza targa. Al volante sedeva Mikhail, il vecchio braccio destro di mio padre. I suoi occhi di ghiaccio, incorniciati da cicatrici che raccontavano decenni di guerre di mafia, brillarono nel buio.
“Ben tornata, Bozh’ya Korovka,” disse, usando il vecchio soprannome russo che mio padre mi aveva dato da bambina: coccinella. Ma in quel momento, non c’era nulla di innocente in me.
“Guidaci fuori di qui, Mikhail. Prima che chiudano il perimetro,” ordinai, salendo sul sedile posteriore mentre i miei cinque uomini, ancora vestiti da camerieri, si dividevano in altri due veicoli appostati poco più in là.
I pneumatici stridettero sull’asfalto umido e ci inabissammo nell’oscurità delle strade secondarie proprio mentre i primi lampeggianti rossi e blu illuminavano i cancelli principali della tenuta. Guardai dal finestrino oscurato, sentendo l’adrenalina defluire lentamente per lasciare spazio a una lucidità fredda e letale.
“Julian e la sua vipera?” domandò Mikhail, non staccando gli occhi dallo specchietto retrovisore.
“Vivi. Ma rovinati,” risposi, slacciandomi la fondina e posando la pistola sul sedile di pelle. “I server hanno già inviato tutto. Entro domattina, Julian sarà il criminale più ricercato al mondo, e tutti i suoi conti offshore saranno congelati. E Vanessa… beh, Vanessa scoprirà quanto è difficile camminare sui tacchi a spillo in una prigione di massima sicurezza.”
Mikhail fece un sorriso a mezza bocca. “Tuo padre sarebbe fiero di te, Katerina. Hai usato la loro stessa arroganza come un’arma.”
“Non è finita, Mikhail. Tagliare la testa al serpente non basta. Dobbiamo bruciare il nido e chiunque vi abbia deposto le uova.”
Viaggiammo in silenzio per quasi un’ora, addentrandoci nel cuore industriale della città, lontano dalle luci scintillanti dei quartieri alti. Ci fermammo davanti a un’enorme acciaieria abbandonata, un relitto arrugginito dell’epoca d’oro industriale. Ma le apparenze ingannavano. Quella era l’ultima roccaforte segreta della famiglia Volkov, un bunker sotterraneo costruito durante la Guerra Fredda che Julian non era mai riuscito a localizzare.
Quando le pesanti porte d’acciaio si richiusero dietro di noi, mi ritrovai in un centro di comando all’avanguardia. Schermi luminosi tappezzavano le pareti di cemento, ronzando di dati, mappe della città e flussi di notizie in tempo reale. Decine di miei uomini, sopravvissuti all’epurazione di Julian, si alzarono in piedi al mio ingresso. Non erano mercenari pagati a giornata; erano lealisti. Avevano perso fratelli, padri e figli nella guerra contro Julian. E ora, vedevano in me la loro redenzione.
Camminai fino al centro della sala. Il silenzio era assoluto.
“Per tre anni,” iniziai, la mia voce che riecheggiava nel cemento armato, “ci hanno dato per morti. Hanno preso le nostre case, le nostre rotte commerciali, le nostre vite. Hanno creduto che i Volkov fossero solo cenere sparsa al vento.”
Guardai i loro volti, induriti dal dolore e dalla clandestinità. “Ma si sbagliavano. Stasera abbiamo dimostrato che il nostro sangue non può essere cancellato con il denaro o con il tradimento. Julian è caduto. Ma il vuoto di potere che abbiamo appena creato attirerà gli sciacalli. Bratva, Triadi, la Camorra… tutti cercheranno di prendere il controllo della città prima dell’alba.”
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