Guidato da un istinto disperato, Arthur rintracciò sua madre, Eleanor. La trovò in un motel squallido alla periferia sud, nascosta sotto falso nome. Quando bussò alla porta, Eleanor lo accolse con un’espressione di disprezzo.
“Sei un inetto, Arthur,” sibilò lei, facendolo entrare e chiudendo rapidamente le tende. “Hai rovinato tutto. I Moretti sono morti, la polizia sta facendo domande, e noi non abbiamo un soldo. Che fine ha fatto quel mostro di tuo suocero?”
“Se ne sono andati,” mormorò Arthur, sedendosi sul bordo del letto sfatto, fissando il vuoto. “Ha ucciso Vincenzo. Ha ucciso tutti. Mi ha lasciato vivo solo per dirmi che se mi fossi avvicinato a loro, mi avrebbe ammazzato.”
Eleanor iniziò a camminare nervosamente per la stanza, fumando una sigaretta dietro l’altra. “Bene. Se lui è in fuga, noi possiamo usare questa cosa a nostro vantaggio. Andrò alla polizia. Dirò che Rocky è impazzito, che ha rapito mio nipote e ucciso a sangue freddo quegli uomini per un debito immaginario. Con i contatti giusti, lo farò braccare dall’FBI.”
Arthur alzò lo sguardo verso sua madre. Per la prima volta nella sua vita, la vide per quello che era realmente: un parassita, un ragno velenoso che aveva tessuto la tela in cui lui stesso era rimasto intrappolato. Era stata lei a suggerire di usare Mike come garanzia. Era stata lei a convincerlo che fosse l’unica via d’uscita.
Lentamente, Arthur tirò fuori la pistola dalla tasca.
Eleanor si bloccò, sgranando gli occhi. “Cosa stai facendo con quella? Mettila via, idiota!”
“C’è solo un proiettile, mamma,” disse Arthur, la voce tremante ma stranamente calma. “Rocky me l’ha lasciata per… per farla finita.”
“E allora fallo!” urlò lei, la paura che iniziava a incrinare la sua maschera di arroganza. “Sei sempre stato un debole! Se non hai il coraggio di affrontare la vita, spara!”
Arthur alzò l’arma. La puntò verso il petto di sua madre. Eleanor sbiancò, indietreggiando fino a urtare il muro scrostato.
“No, Arthur… aspetta. Sono tua madre!”
“Lo so,” sussurrò lui. “Ed è per questo che la mia vita è finita molto tempo fa.”
Ma Arthur, fino all’ultimo, si dimostrò il codardo che era sempre stato. Non riuscì a tirare il grilletto contro di lei. Girò lentamente l’arma, puntandosela alla tempia. Eleanor lanciò un urlo, ma prima che potesse fermarlo, il boato assordante dello sparo riempì la piccola stanza del motel. Arthur crollò sul pavimento, il sangue che si allargava sulla moquette economica.
Eleanor rimase immobile, coperta dagli schizzi di sangue del suo stesso figlio. Non pianse. Non provò rimorso. La sua mente perversa, abituata a manipolare ogni situazione, vide un’opportunità. Prese il telefono, componendo il numero di emergenza con mani stranamente ferme.
“Pronto, polizia?” disse, forzando la voce a spezzarsi in finti singhiozzi. “Vi prego, aiutatemi. Mio consuocero, Rocky… è un assassino. Ha appena ucciso mio figlio. E ha rapito il mio nipotino. Vi prego, trovatelo.”
L’indagine cadde nelle mani del Detective Marcus Rossi, un uomo la cui bussola morale era andata in frantumi molto tempo prima. Rossi era da anni sul libro paga dei Moretti. La morte dei fratelli lo aveva privato della sua principale fonte di reddito illegale. Quando Eleanor gli raccontò la sua versione dei fatti, Rossi non le credette nemmeno per un secondo. Ispezionò la scena del crimine e capì subito che si trattava di un suicidio. Ma non gli importava della verità. Gli importava di Rocky.
Rossi sapeva che Rocky era un ex militare, un professionista. Sapeva anche che i Moretti nascondevano una fortuna in diamanti non tracciabili, e sospettava che Rocky se ne fosse impadronito la notte dell’assalto alla villa. Se avesse trovato Rocky, avrebbe potuto prendere i diamanti, ucciderlo in uno scontro a fuoco giustificato e chiudere il caso diventando un eroe del dipartimento.
Usando le risorse della polizia e i vecchi informatori della mala, Rossi iniziò a stringere il cerchio. Rintracciò vecchi compagni d’armi di Rocky, monitorò conti bancari dormienti e intercettò comunicazioni satellitari. Ci volle un mese, ma alla fine individuò una zona sospetta nelle montagne a nord: un vecchio rifugio registrato a nome di una società fantasma collegata a un commilitone di Rocky morto anni prima.
“Prepara la squadra tattica,” ordinò Rossi al suo partner corrotto. “Non ufficiale. Andremo lassù di notte. Niente distintivi, niente sirene. Questo è un lavoro di pulizia.”
Alla baita, Rocky sentì il cambiamento nell’aria prima ancora che gli allarmi suonassero. Era una sensazione viscerale, un formicolio alla base del collo che non lo aveva mai tradito durante le missioni dietro le linee nemiche.
“Sofia,” chiamò, entrando in salotto dove lei stava leggendo una favola a Mike davanti al fuoco. “Dobbiamo muoverci. Ora.”
Lei non fece domande. Chiuse il libro. “Mike, tesoro, andiamo a fare il gioco del nascondino nella botola, come ti ha insegnato il nonno.”
Il bambino annuì, spaventato ma obbediente. Sofia lo fece scendere nel rifugio sotterraneo, ma questa volta non chiuse la botola sopra di lei. Si voltò verso Rocky, estraendo la Glock 19 dalla fondina che ora portava costantemente alla cintura.
“Io resto qui con te,” disse con fermezza.
“Sofia, no. È troppo pericoloso,” ribatté Rocky, caricando un fucile a pompa.
“Non sei più solo, papà. Se cadi tu, loro prenderanno Mike. Non lo permetterò.”
Rocky guardò la determinazione feroce negli occhi di sua figlia. Capì che non c’era modo di dissuaderla. “D’accordo. Tu copri la porta sul retro. Spara a qualsiasi cosa si muova nell’ombra. Io mi occupo del fronte.”
I fari dei SUV neri si spensero a un chilometro dalla baita. Rossi e i suoi uomini, pesantemente armati e dotati di visori notturni, avanzarono nella neve fresca. Erano in otto. Professionisti, ma non quanto l’uomo che stavano andando a cacciare.
Quando il primo agente calpestò un cumulo di neve vicino al portico, non si accorse del sottile filo da pesca nascosto sotto la superficie. Un clic metallico risuonò nel silenzio glaciale. L’esplosione direzionale della mina Claymore improvvisata spazzò via i primi due uomini, scuotendo le fondamenta della baita e illuminando la notte di un bagliore arancione.
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