Staccai la sicura. “Chiudete gli occhi!” urlai verso Daniel e Vanessa che erano ancora nel corridoio.
Lanciai la flashbang oltre il pilastro, dritto verso i generatori.
Il botto fu assordante, una stella esplosa nella stanza buia. I due mercenari urlarono, accecati dalla luce da dieci milioni di candele e disorientati dal frastuono. Uscii dalla copertura mentre erano ancora rintronati. Scaricai il fucile a pompa sul primo, facendolo volare all’indietro contro il muro. Il secondo cercò di sparare alla cieca, ma fui su di lui prima che potesse puntare. Con un colpo del calcio del fucile gli ruppi la mandibola, per poi finirlo con un colpo preciso della Glock.
Il silenzio calò improvviso, irreale. La stanza puzzava di cordite, rame e sudore.
Feci scorrere lo sguardo. Mncava il leader. Mi voltai di scatto, proprio mentre sentivo il freddo anello di metallo di una pistola premere contro la base del mio collo, da dietro.
Il leader era emerso dalle ombre, sfruttando il caos.
“Notevole,” mi sussurrò all’orecchio, il respiro caldo e fetido. “Veramente notevole. Ma i giochi sono finiti, tesoro. Lascia cadere le armi. Ora.”
Non avevo scelta. Aprii le mani, lasciando cadere la Glock e il fucile, che fecero un tonfo sordo sul pavimento di cemento.
“Così va meglio,” ridacchiò lui. “Ora ti giro lentamente e ti metto in ginocchio accanto al signor Sterling. Forse, se fai la brava, la tua fine sarà rapida.”
Mentre mi obbligava a voltarmi, le mie menti elaboravano mille scenari al secondo. Le mie braccia erano libere, ma se mi fossi mossa, avrebbe premuto il grilletto. Dovevo creare una distrazione, ma non c’era nulla.
“Lasciala andare!”
Una voce vibrante e decisa rimbombò nella stanza. Oltre la soglia blindata, in piedi e con l’MP7 tenuto sorprendentemente stabile, c’era Daniel Sterling. Puntava l’arma dritta verso il volto del leader.
Il mercenario scoppiò a ridere, sebbene la sua presa sulla mia nuca non si allentasse. “E il principe azzurro arriva a salvare la servitù! Che clichè. Sei un rampollo di Wall Street, ragazzino, non sei un assassino. Non hai il fegato di sparare. Le tue mani tremano così tanto che mi mancheresti a due metri di distanza.”
Daniel non rispose. Guardò me, i suoi occhi che si incrociavano con i miei per un interminabile, cristallino secondo. Ricordai cosa gli avevo detto nel corridoio. Tenga il dito fuori dal grilletto a meno che non ci sia qualcuno davanti a lei che non sia io.
Feci un impercettibile, minuscolo movimento con la testa. Abbassai il mento e mi piegai sulle ginocchia di scatto.
Nel momento stesso in cui il mio busto scendeva fuori dalla sua linea di tiro, Daniel premette il grilletto. Non una raffica confusa e impanicata, ma una breve, controllata pressione. Tre colpi squarciarono l’aria.
Il primo colpì il leader alla spalla. Il secondo lo centrò in gola. Il mercenario emise un rantolo gorgogliante, la pistola gli cadde di mano mentre barcollava all’indietro, crollando a terra senza vita accanto al pannello dello scanner retinico.
Caddi in ginocchio, respirando a pieni polmoni l’aria satura di fumo. Fu finita. L’incubo era finito.
Daniel lasciò cadere la mitraglietta, le gambe gli cedettero, e crollò a terra con la schiena contro il muro, portandosi le mani al viso tremante. Vanessa corse dentro, scavalcando i cadaveri senza nemmeno guardarli, e si inginocchiò accanto ad Arthur, stringendolo e piangendo a dirotto.
Mi alzai lentamente. Raccolsi le mie armi e le riposi nelle fondine. Guardai quella famiglia — miliardari privilegiati, viziati e arroganti, ora ridotti all’essenza più pura della sopravvivenza umana. Si stavano abbracciando.
Mi avvicinai ad Arthur. Era ferito, malconcio, ma vivo. “Signor Sterling, la squadra di assalto è neutralizzata. Il traditore, Vance, è svenuto e legato nello studio al piano di sopra. La minaccia è passata.”
L’uomo anziano alzò gli occhi verso di me, la sorpresa dipinta sul suo volto tumefatto. “Tu sei… tu sei la ragazza delle pulizie. L’agenzia…”
“Sono quella che l’ha tenuta in vita stanotte,” risposi freddamente, voltandomi verso la porta. “La polizia locale, avvertita dalle sirene silenziose esterne, dovrebbe essere qui a momenti. Sento già le sirene. L’edificio sarà pieno di SWAT e agenti federali.”
“Aspetta,” disse Daniel. Si stava alzando in piedi, appoggiandosi al muro a fatica. “Tu dove vai?”
“Il mio contratto era proteggervi per il gala. Il gala è finito. La minaccia è annientata. E la polizia farà domande a cui io non posso e non voglio rispondere. Sono un fantasma, signor Sterling.”
Daniel scosse la testa. Si avvicinò a me. Nelle sue mani c’era ancora la puzza della polvere da sparo, nei suoi occhi una consapevolezza che lo avrebbe cambiato per il resto della vita. “Mi hai salvato la vita. Hai salvato la vita di Vanessa e di mio padre. Non puoi semplicemente sparire.”
“Posso e lo farò.” Feci un sorriso stanco, togliendomi finalmente la cuffietta bianca da cameriera macchiata di fuliggine e gettandola a terra. I miei capelli scuri ricaddero sciolti sulle spalle.
Vanessa si alzò in piedi. Non disse nulla, ma mi guardò a lungo. Fece un cenno impercettibile col capo, un segno di profondo rispetto e, forse, di silenziose scuse per tutto l’orgoglio sciocco della serata.
“Senti,” disse Daniel, posandomi una mano sul braccio. Nessuna aggressione, solo un disperato bisogno di capire. “So che non ti chiami Elena. So che lavori nell’ombra. Ma dopo stanotte, Vance non c’è più. Il nostro apparato di sicurezza è un colabrodo. Ho bisogno di qualcuno di cui fidarmi. Qualcuno che non abbia paura di dire a Vanessa di togliersi i tacchi quando la situazione precipita.”
Fissai il giovane uomo. C’era potenziale in lui. “Lei non può permettersi i miei servizi a tempo pieno, Daniel.”
“Mettimi alla prova. Dichiara la tua cifra.”
Sorrisi nell’oscurità. Il suono stridulo delle sirene della polizia, sempre più vicino, annunciava l’arrivo imminente delle autorità. I fari rossi e blu iniziavano già a filtrare attraverso le griglie di aerazione in alto.
“Contatti l’intermediario che mi ha mandata,” dissi infine, sciogliendomi dalla sua presa. Mi avvicinai alle scale di servizio che portavano verso i tunnel secondari non tracciati del parco. “Forse ne parleremo, quando avrà finito di spiegare alla scientifica i cadaveri nel suo seminterrato.”
Popular Posts
→- 1
- 2
- 3
- 4
Recently Viewed
Stories you read recently will appear here.



