“Lascia che lo capisca,” rispose Lorenzo, un sorriso crudele che gli danzava sulle labbra. “Non potrà dire nulla. Se ammettesse che l’opera è stata rubata e sostituita, dovrebbe anche ammettere cosa c’era nascosto all’interno. Sarà in trappola. La sua unica preoccupazione sarà evitare l’ergastolo.”

“Bingo,” esclamò improvvisamente Matteo.

Ci alzammo entrambi e ci avvicinammo agli schermi. Quello che scorreva davanti ai nostri occhi era la cronologia di vent’anni di corruzione globale. C’erano i trasferimenti di fondi illeciti di Victor Novikov, usati per finanziare colpi di stato in Africa e per manipolare le borse europee. C’erano i nomi di politici, giudici, e magnati dell’industria. E c’era la prova inconfutabile che Richter aveva orchestrato la distruzione dell’azienda del padre di Lorenzo, usando capitali russi riciclati.

Vidi i muscoli della mascella di Lorenzo contrarsi. Fissava lo schermo come se stesse guardando il fantasma di suo padre.

“Prepara i pacchetti crittografati,” ordinò Lorenzo, la voce fredda come il ghiaccio. “Inviali contemporaneamente all’Europol, all’Interpol, al Financial Times, a Le Monde e al Wall Street Journal. Imposta un timer. Voglio che la bomba esploda esattamente alle otto di domani mattina, quando apriranno le borse.”

“Fatto,” confermò Matteo, premendo il tasto invio. “Il dado è tratto.”

La mattina seguente, il mondo bruciava.

Eravamo seduti nel salotto dello chalet, circondati da schermi sintonizzati sui principali canali all-news internazionali. Le breaking news si susseguivano a un ritmo frenetico.

Il titolo a caratteri cubitali della CNN recitava: SCANDALO HELVÉTIQUE: LA CADUTA DI UN IMPERO BANCARIO.

Le immagini mostravano auto della polizia svizzera che circondavano la sede della banca a Ginevra. Heinrich Richter, pallido e trasfigurato, veniva scortato fuori in manette, nascondendo il viso dietro una valigetta. Pochi minuti dopo, un’edizione straordinaria di un canale francese mostrò un’operazione lampo dell’Interpol a Cap-Ferrat. La villa di Victor Novikov era stata presa d’assalto. Il russo, tradito dai registri che provavano il suo coinvolgimento nel traffico d’armi internazionale e nel riciclaggio di denaro sporco, era stato arrestato mentre cercava di fuggire in elicottero.

Guardai Lorenzo. Era in piedi davanti alla vetrata, con una tazza di caffè in mano, a guardare le montagne. La tensione che aveva portato sulle spalle per anni sembrava essersi dissolta, lasciando al suo posto una calma assoluta e predatoria.

Mi avvicinai a lui. “L’hai fatto,” dissi dolcemente. “Hai vinto. Hai vendicato tuo padre.”

Lui si voltò verso di me. Non c’era trionfo nei suoi occhi, ma una strana, quieta soddisfazione. Posò la tazza sul davanzale e mi attirò a sé.

“Abbiamo vinto,” mi corresse, le sue mani che mi accarezzavano la schiena. “Senza di te, sarei ancora a cercare di decifrare codici inesistenti su server fantasma. Mi hai dato la chiave per distruggerli.”

“E ora?” chiesi, appoggiando la testa sul suo petto, ascoltando il battito regolare del suo cuore. “Siamo liberi. Il debito di Matteo è cancellato. Novikov non ci cercherà mai più. Posso tornare a Milano…”

La sua stretta si fece improvvisamente più salda. Si allontanò leggermente per guardarmi negli occhi.

“Pensi davvero che ti lascerò andare così facilmente, Clara?” mormorò, il tono a metà tra una promessa e una minaccia. “Sei la truffatrice più talentuosa che abbia mai incontrato. Hai nervi d’acciaio, un’intelligenza letale e un dono per l’inganno che rasenta l’arte. Tornare a Milano a falsificare gioielli per piccoli criminali sarebbe uno spreco imperdonabile.”

“Mi stai offrendo un lavoro, signor D’Agostino?” chiesi, con un sorriso sghembo.

“Ti sto offrendo il mondo,” rispose lui, sfiorandomi le labbra con le sue. “Ci sono ancora decine di uomini come Richter e Novikov là fuori. Persone intoccabili, che si credono al di sopra della legge. Hanno segreti, opere d’arte rubate, fondi neri nascosti nei posti più sicuri del pianeta.”

Sorrisi, sentendo l’adrenalina tornare a circolare nelle mie vene al solo pensiero. “E tu vuoi rubarglieli.”

“Voglio distruggerli,” sussurrò Lorenzo. “E voglio farlo con te. Come miei soci alla pari. Tu e Matteo avrete accesso a risorse illimitate. Nuove identità, coperture perfette. Nessuno ci vedrà mai arrivare.”

Guardai l’uomo di fronte a me. Un miliardario spietato, un ladro gentiluomo, un manipolatore brillante. Era pericoloso, oscuro, e mi faceva sentire più viva di quanto non fossi mai stata.

“Ottanta milioni, Lorenzo,” dissi, fingendo di pensarci. “È il taglio minimo per il prossimo colpo. Sotto quella cifra, non mi alzo nemmeno dal letto.”

Lorenzo D’Agostino scoppiò a ridere, una risata vera, profonda, che riempì la stanza. Mi prese il viso tra le mani e mi baciò di nuovo, questa volta con una passione che sapeva di futuro, di pericolo e di promesse infrante.

“Affare fatto, partner,” sussurrò. “Il mondo non sa cosa lo aspetta.”

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