“Buonasera, Lorenzo,” disse Novikov, in un inglese pesantemente accentato. Il suo sguardo si spostò su di me, e un sorriso crudele gli aprì il viso. “E buonasera, piccola traditrice. Speravo davvero che saresti venuta.”

Lorenzo non si mosse, le mani alzate in modo calmo, ma il suo corpo era teso come una molla pronta a scattare. Non guardò me. I suoi occhi rimasero fissi su Novikov.

“Victor,” disse Lorenzo, la sua voce liscia e priva di paura. “Non immaginavo fossi ancora sveglio. L’età non ti porta problemi di insonnia, spero.”

Novikov rise, un suono gutturale. “Sei nel mio studio, D’Agostino. Hai violato la mia casa. Posso ucciderti in questo stesso istante e rivendicare legittima difesa secondo la legge francese. Entrambi voi.”

“Potresti,” concesse Lorenzo. “Ma allora non avresti il piacere di distruggermi pubblicamente domani mattina con la tua soffiata all’Interpol. Un omicidio in casa porta sempre la polizia a ficcare il naso nei conti, nei registri, nelle casseforti. Sei sicuro di volere gli ispettori francesi qui dentro, Victor?”

Novikov strinse i pugni, il suo sorriso che vacillava. Lorenzo aveva colpito nel segno. Novikov aveva troppi scheletri nell’armadio per rischiare un’indagine per omicidio.

“Prendetegli le armi,” ordinò Novikov alle guardie.

Due uomini si avvicinarono. Disarmarono Lorenzo rapidamente, strappandogli la pistola dalla fondina. Poi si avvicinarono a me, frugandomi rudemente. Trovarono il sacchetto di pelle nella mia tasca. Lo strapparono via e lo consegnarono a Novikov.

Il russo aprì il sacchetto e fece rotolare il diamante nel palmo della sua mano massiccia. I suoi occhi brillarono di avidità.

“Stupida ragazza,” sputò Novikov, guardandomi. “Pensavi davvero che mi sarei lasciato derubare così facilmente? Il sistema d’allarme era spento per attirarvi qui. I miei uomini vi stavano osservando da quando siete atterrati sugli scogli. Sapevo che avresti cercato di salvare tuo fratello.”

Lorenzo girò lentamente la testa verso di me. Il tradimento bruciò nei suoi occhi per una frazione di secondo prima che l’espressione glaciale tornasse a coprirlo. “Tuo fratello?”

Deglutii, sentendo la gola secca come sabbia. “L’ha rapito lui, Lorenzo. Avevo bisogno del diamante vero per fare lo scambio. Ti avrei restituito la pietra dopo… o almeno ci avrei provato.”

“Mi hai usato,” disse Lorenzo, senza rabbia apparente, il che era infinitamente più spaventoso.

“E lei ha fallito,” ridacchiò Novikov. Rimise il diamante nel sacchetto. “Ora ho la pietra originale, Lorenzo andrà in galera per frode e furto, e tu… tu e tuo fratello servirete da lezione per chiunque osi tradirmi. Portateli giù.”

Le guardie ci spinsero con le canne dei fucili, guidandoci fuori dallo studio e giù per un corridoio che portava verso le cantine della villa. Erano antiche segrete, riadattate dai precedenti proprietari e ora perfette per gli scopi oscuri di Novikov.

Fummo spinti in una stanza fredda, con le pareti di pietra umida, e la pesante porta di ferro si chiuse con uno schianto dietro di noi, seguita dal rumore metallico della serratura che scattava.

Eravamo soli nell’oscurità quasi totale, illuminata solo da una debole lampadina incassata nel soffitto.

Caddi in ginocchio, il peso del mio fallimento che mi schiacciava. Avevo perso. Avevo condannato mio fratello, me stessa e l’unico uomo che aveva avuto il potere, e forse la decenza, di tirarmi fuori dai guai sul suo yacht.

“Mi dispiace,” sussurrai, nascondendo il viso tra le mani. “Mi dispiace così tanto.”

Udii i passi morbidi di Lorenzo avvicinarsi. Si accovacciò davanti a me. Mi aspettavo rabbia, urla, minacce. Invece, la sua voce era sorprendentemente calma, quasi annoiata.

“Smettila di piangere, Clara, o Elena, o come diavolo ti chiami,” disse. “Non c’è tempo per l’autocommiserazione. Alzati.”

Alzai lo sguardo, confusa. “Siamo in trappola. Novikov ha il diamante. Tu sei disarmato.”

Lorenzo fece un mezzo sorriso, quello stesso sorriso letale e affascinante che gli avevo visto prima. Infilò due dita nel colletto del suo dolcevita nero e ne estrasse un oggetto metallico minuscolo, lungo quanto uno stuzzicadenti, che brillò debolmente alla luce.

“Prima regola degli affari, tesoro,” mormorò, inserendo l’oggetto nella toppa della pesante porta di ferro dall’interno. “Mai farsi perquisire senza assicurarsi che trovino esattamente quello che vuoi tu.”

Lo guardai, sbalordita, mentre le sue mani lavoravano con la stessa abilità di uno scassinatore professionista. “Ma… lui ha il diamante.”

Lorenzo si fermò un momento, girandosi a guardarmi da sopra la spalla. “Pensi davvero che ti avrei lasciato infilare le mani nella mia cassaforte senza precauzioni? Il diamante che gli hai appena consegnato, quello che tu credevi fosse l’originale…”

Sgranai gli occhi. “Non dirmi che…”

“Era il falso del falso,” concluse lui con un occhiolino. “Un’imitazione eccellente, certo, ma non il Lacryma Christi. Il vero diamante non è mai sceso dalla mia nave. Sapevo fin dal principio che c’era una talpa nella mia sicurezza. Ho sostituito la pietra tre giorni prima di Monaco.”

Ero senza parole. “Quindi tu… tu sapevi che la cassaforte di Novikov conteneva un falso?”

“Sospettavo che avesse abboccato,” disse lui, tornando a concentrarsi sulla serratura. “E quando sei comparsa tu sul mio yacht con la tua storia strappalacrime, ne ho avuto la conferma. Volevo solo venire qui a guardare la sua faccia quando si renderà conto, domani mattina, di aver rubato una patacca da diecimila euro.”

Clic.

La pesante porta di ferro si aprì verso l’interno, senza un suono.

Mi alzai in piedi, la mente che turbinava. “Ma mio fratello… Novikov lo ucciderà quando scoprirà l’inganno!”

Lorenzo mi afferrò per il braccio, spingendomi nel corridoio buio. “Questo è il motivo per cui, invece di scappare verso la costa come persone sensate, ora andremo a cercare tuo fratello in questa topaia. Quanto credi di poter correre sui tacchi, o su quei mocassini?”

“Abbastanza veloce,” dissi, l’adrenalina che sostituiva la disperazione con una nuova, feroce determinazione.

L’uomo era un bastardo arrogante e manipolatore, ma in quel momento, mentre ci muovevamo nell’ombra della villa di uno spietato criminale russo, Lorenzo D’Agostino era l’unico alleato che avevo. E, incredibilmente, aveva appena deciso di rischiare la vita per una ladra bugiarda.

“Allora stammi vicina,” sussurrò lui, scivolando nell’oscurità come un fantasma. “E vedi di non farci ammazzare.”