“Lui è in buone mani,” disse, guardandomi. Sotto la luce dei riflettori dello yacht, potei vedere la stanchezza sul suo viso, nascosta dietro una maschera di controllo assoluto. “Tu, d’altra parte, sembri sul punto di crollare. Hai bisogno di dormire, Clara.”
“Non posso dormire,” risposi, anche se le mie ginocchia tremavano e l’adrenalina stava rapidamente lasciando il posto a un’esaurimento devastante. “Devo sapere cosa sta succedendo. Mi hai appena arruolata in… in cosa, esattamente?”
Lorenzo sospirò, passandosi una mano tra i capelli scompigliati dal vento. “Domani. Ne parleremo domani. Ora, verrai accompagnata in una suite. Fatti un bagno. Riposati. La tua vita, per il momento, non è più in pericolo.”
Non ebbi la forza di ribattere. Fui scortata da un maggiordomo silenzioso in una cabina che era più grande del mio intero appartamento a Milano. C’era un letto king-size con lenzuola di raso, un bagno in marmo nero e una vetrata che si affacciava sul mare oscuro. Mi spogliai meccanicamente, lasciando cadere sul pavimento i vestiti sporchi di salsedine e polvere delle segrete di Novikov. L’acqua calda della doccia lavò via la sporcizia, ma non riuscì a cancellare il freddo che mi si era annidato nelle ossa.
Mi infilai sotto le coperte e chiusi gli occhi. Mi aspettavo che gli incubi mi assalissero, che il volto di Novikov infestasse il mio sonno. Invece, l’unica cosa che vidi prima di sprofondare nell’incoscienza fu lo sguardo scuro e calcolatore di Lorenzo D’Agostino.
Mi svegliai con la luce del sole che inondava la stanza. L’orologio sul comodino segnava le undici del mattino. Per un momento, il panico mi strinse la gola, ma poi i ricordi della notte precedente riaffiorarono. Ero salva. Matteo era salvo.
Sul divanetto di velluto ai piedi del letto trovai dei vestiti puliti: un paio di pantaloni di lino bianco, una blusa di seta azzurra e dei sandali di cuoio. Accanto c’era un biglietto vergato con una calligrafia spigolosa ed elegante: Colazione sul ponte superiore. L.D.
Mi vestii in fretta, notando come i vestiti mi calzassero alla perfezione. L’uomo aveva un occhio inquietante per i dettagli, o un assistente estremamente efficiente.
Trovai Lorenzo seduto a un tavolo rotondo sul ponte, sotto un tendalino bianco che offriva riparo dal sole cocente della Costa Azzurra. Indossava pantaloni chiari e una camicia di lino sbottonata sul collo. Sembrava rilassato, come se la notte precedente avesse semplicemente partecipato a un noioso gala di beneficenza invece di essersi infiltrato nella villa di un boss della mafia russa.
“Buongiorno,” disse, senza alzare lo sguardo dall’iPad che stava leggendo. “Il caffè è caldo. Le brioches sono arrivate da Parigi un’ora fa.”
Mi sedetti di fronte a lui e mi versai una tazza di caffè nero. Le mie mani non tremavano più. “Come sta mio fratello?”
“Il dottor Aris ha detto che ha due costole incrinate, una lieve commozione cerebrale e varie contusioni,” rispose Lorenzo, spegnendo lo schermo del tablet e incrociando le mani sul tavolo. “Avrà bisogno di riposo, ma niente di permanente. Gli ho messo a disposizione una cabina vicino all’infermeria. Potrai vederlo non appena avremo finito di parlare.”
“Grazie,” dissi, sinceramente.
“Non ringraziarmi ancora,” replicò lui, un’ombra che gli attraversava lo sguardo. “Come ho detto ieri notte, mi devi un favore. E io ho intenzione di riscuoterlo.”
Bevvi un sorso di caffè. Era perfetto, amaro e intenso. “Di cosa stiamo parlando, Lorenzo? Qual è il grande progetto per cui avevi bisogno di un ‘maestro del furto’?”
Lui si appoggiò allo schienale della sedia. “Quanto ne sai della Banca Globale Svizzera, la Banque Helvétique de Dépôt?”
“Solo quello che sanno tutti,” risposi, corrugando la fronte. “È una delle banche private più antiche ed esclusive del mondo. Sede a Ginevra. Famosa per la sua discrezione assoluta e per il fatto che non fa domande sull’origine dei fondi dei suoi clienti.”
“Esatto. Un covo di vipere legalizzato,” disse Lorenzo con disprezzo. “Dieci anni fa, il direttore di quella banca, un uomo di nome Heinrich Richter, collaborò con Novikov per orchestrare un attacco finanziario contro l’azienda di mio padre. Usarono fondi illeciti, conti fantasma e una serie di ricatti per far crollare le nostre azioni. Mio padre non resse il colpo. Si tolse la vita.”
La sua voce era fredda, clinica, ma percepii la rabbia vulcanica che ribolliva sotto la superficie. “Mi dispiace.”
“Non cerco compassione, Clara. Cerco giustizia. O, per essere più precisi, vendetta.” Lorenzo si piegò in avanti, i gomiti sul tavolo. “Per anni ho cercato le prove del coinvolgimento di Richter, ma l’uomo è un fantasma digitale. Non tiene nulla sui server della banca. Nessun registro, nessuna traccia elettronica delle sue transazioni illegali con Novikov e il resto della feccia europea.”
“Dove le tiene, allora?”
“In un caveau fisico. Sotto la sede della banca a Ginevra,” spiegò Lorenzo. “Richter è un paranoico ossessionato dall’analogico. Conserva i registri di tutte le transazioni illecite degli ultimi vent’anni su dei microfilm di vecchia generazione. Ma non si fida nemmeno di una normale cassetta di sicurezza. Ha nascosto i microfilm all’interno di un oggetto d’arte.”
“Un oggetto d’arte?”
“Una scultura,” confermò Lorenzo. “Si chiama Il Cuore di Vetro. È un’opera unica di Murano, risalente al diciottesimo secolo. Una gabbia toracica a grandezza naturale, fatta interamente di vetro soffiato rosso sangue, al cui interno è incastonato un nucleo di cristallo di rocca opaco. I microfilm sono sigillati all’interno di quel nucleo. Richter la tiene in esposizione nel caveau privato dei grandi azionisti. È il suo trofeo.”
Iniziai a capire dove volesse arrivare. “Vuoi che io rubi la scultura.”
“Voglio che tu rubi la scultura e la sostituisca con una copia perfetta,” mi corresse lui, un sorriso affilato che gli spuntava sulle labbra. “Se Richter si accorge che l’originale è sparito, allerterà i suoi clienti e distruggerà i server di backup che stiamo cercando di localizzare. Deve credere che il suo prezioso cuore sia ancora lì, al sicuro, fino a quando non rilascerò i registri alla stampa internazionale e all’Interpol, distruggendo lui, Novikov e mezza economia sommersa europea in un colpo solo.”
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