L’idea primordiale di pace serena e armoniosa in famiglia che avevo stupidamente e costantemente sempre faticato invano a cercare di inseguire, costruire o difendere accontentandomi delle briciole d’amore lasciatemi cadere dal tavolo in tutti questi anni di vana attesa bambinesca e immatura, capii con fulminea, glaciale e definitiva lucidità suprema che in realtà e nei fatti tangibili non significava, non avrebbe significato affatto né mai per nessun logico e sensato motivo razionale del mondo il vile atto sottomesso del restare zitti in timoroso, muto e colpevole e rispettoso silenzio assordante di fronte all’abuso, per poi sistematicamente e dolorosamente annullare i propri meriti e minimizzarsi come persone fino a sparire dallo sfondo in grigio neutro come uno straccio per pavimenti sporco, per la sola paura folle e reverenziale e infondata di non disturbare esageratamente o imbarazzare di fronte agli altri gli altari finti dei fragili ego ingombranti dei membri sfacciati, viziati e prepotenti e falsi delle dinamiche degli altri, sacrificando sempre se stessi in una pira inutile per dare lusso a Ruth o alla pigrizia passiva di genitori fallimentari.
La vera, autentica, incorruttibile, inscalfibile e preziosissima, duratura pace del corpo e dell’anima liberata per un essere umano indipendente giunto all’apice dell’autocoscienza interiore raggiunta oggi da me stessa era l’assoluta e indisturbata solida tranquillità inossidabile e limpida della mia affilata mente razionale formata alle difficoltà pratiche e allo studio serrato affrontato nelle notti con tenacia da operaia solitaria contro le correnti avverse della mia famiglia intera ed eretta, accuratamente difesa e protetta con intelligenza per il futuro senza spifferi o fughe di calore e d’amore sprecato grazie alla costruzione certosina, voluta, desiderata e attuata di invalicabili, alti e robusti, spessissimi e inespugnabili e immensi muri difensivi e perimetri di sicurezza tracciati in modo perentorio, tagliente e deciso sulle carte relazionali da rispettare che in totale autonomia e coraggio io stessa, sfidando tutti e rompendo i tabù sociali assurdi in cui ero ingabbiata da anni d’infanzia passiva, avevo finalmente, faticosamente, eppure incredibilmente abilmente e magistralmente, e sapientemente, sognato, ideato, difeso e innalzato e progettato e definitivamente edificato con le mie sole abilità, con il mio sudore e costruito e difeso attivamente, ostinatamente e potentemente nel corso degli anni dell’emancipazione dura, pura e assoluta del mondo degli adulti indipendenti.
Il mio bellissimo e costoso telefono cellulare di ultima generazione silenziato, posato in quiete orizzontale come un sasso sul piano d’appoggio illuminato dal tavolo luccicante in vetro spesso e design del salotto, era al momento felice, beatamente assonnato, magicamente scollegato in eterno da inutili conversazioni di gente inutile per cui io ero uno sportello bancomat silenzioso dell’autonoleggio che dava passaggi forzati e auto prestate al primo urlo o ordine di un genitore padrone senza diritti al titolo ma di grande orgoglio finto, e si mostrava agli occhi dei miei pensieri sereni come uno stupendo oggetto finalmente e beatamente silenzioso e innocuo al mille per cento, silente per sempre e privo di trilli o drammi importuni.
Le due chiavi lucide e metalliche della mia intonsa, sicura, riparata e velocissima, stupenda automobile da lavoro faticosamente guadagnata dal nulla senza rubare centesimi o raccomandazioni parentali piovute dal cielo paterno assente e negato negli scorsi anni del liceo in cui ero fuggita, chiavi lucide, mie e solamente mie e in tasca mia di diritto privato insindacabile, erano e rimasero parcheggiate e conservate per sempre inviolabili e al riparo in modo definitivo dalle furie degli abusi in famiglia in assoluta sicurezza, al riparo dalle loro grinfie e pretese arroganti di esproprio immotivato, dormienti ed intoccabili relegate in fondo e chiuse con una robusta cerniera solida al riparo sicuro dei fondi intoccabili, impenetrabili e protetti nella meravigliosa intimità scura della mia amata e pregiatissima borsa di vera pelle cucita a mano che mi ero comprata dopo l’ultima grande promozione del mio capo ammirato dai risultati raggiunti sul lavoro, che ora io toccavo e tastavo per puro orgoglio con la mente assolta da obblighi tribali o patriarcali d’antan in cui l’anziano di casa decide e toglie, cede e ruba.
E il mio roseo, fiammante, felice, luminoso e sfolgorante, illimitato e vasto futuro dorato, radioso e immenso per l’animo sognante, per la primissima ed emozionantissima volta dopo anni bui, sottomessi e di scontro impari nella mia intera ed unica faticosa esistenza solitaria su questa fredda terra straniera, dominata da egoismi senza scrupoli cui avevo saputo dire no, apparteneva adesso per legge umana, per giustizia, per coerenza logica, orgogliosamente e felicemente, in modo puro, magico, sacrosanto e assolutamente assoluto, esclusivo, egoistico, benefico, terapeutico e totale e bellissimo solamente a me e ai miei sogni futuri.
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