Zia Eleanor, durante il lungo e delizioso pasto composto da portate raffinate, mi raccontò dettagliatamente molte vecchie, oscure e inedite storie del passato riguardanti il carattere difficile e le azioni di mia madre e di mio padre fin da quando erano ancora dei giovani, inesperti e profondamente egoisti sposi alle prime armi, incapaci di prendersi le proprie responsabilità genitoriali con la giusta dose di maturità e abnegazione.
Mi aiutò immensamente e concretamente, attraverso le sue parole sagge e pacate, a capire e interiorizzare pienamente nel profondo dell’anima il fatto storico e innegabile che i loro radicati, pesanti e imperdonabili difetti genitoriali e le loro ingiustizie verso di me non avevano assolutamente nulla a che fare con il mio intrinseco, profondo e inalienabile valore come essere umano degno di amore, rispetto e considerazione da parte del mondo intero.
“Loro sono sempre stati esattamente così, fin dal principio della loro relazione malata e disfunzionale, mia dolce e cara nipote Caroline,” disse Eleanor dolcemente e con tono intriso di profonda e sincera compassione, allungando delicatamente il suo braccio curato oltre il tavolo del ristorante per accarezzarmi con grande affetto materno e protezione il dorso della mano appoggiata sulla tovaglia immacolata.
“Semplicemente e banalmente, non potevano e tuttora non possono gestire psicologicamente ed emotivamente il fatto evidente, lampante e per loro scomodo che tu fossi fin da piccola una persona incredibilmente indipendente, precoce, forte e capace di badare a se stessa senza bisogno di continue conferme, aiuti economici e pietose attenzioni filiali costanti e morbose.”
“Questo tuo spiccato e innegabile tratto di fiera indipendenza sminuiva totalmente e annullava completamente il loro disperato, egoistico e patologico bisogno interiore di sentirsi degli eterni, indispensabili e potenti salvatori onnipotenti per le insicurezze create ad arte della loro prediletta e manipolabile figlia debole, tua sorella Ruth.”
“Tu sei sempre stata e sempre sarai per loro lo specchio implacabile, limpido e inflessibile delle loro innumerevoli e gravissime mancanze educative e affettive, e questo fatto innegabile, credimi ciecamente sulla parola, li terrorizza a morte ogni singola volta che ti guardano negli occhi pieni di orgoglio e autosufficienza e realizzano di non poterti piegare o controllare.”
Le sue sagge, lucide e profonde parole mi diedero in modo definitivo un’illuminante prospettiva psicologica completamente e totalmente nuova e rivoluzionaria, curando come per miracolo ed eliminando per sempre e senza pietà dalla mia psiche le ultimissime, dolorose e tenaci tracce invisibili di quel dannoso complesso di inferiorità e indegnità infantile che mi portavo dentro come un sasso pesante nello stomaco fin dalla più tenera e spaurita età della pubertà passata tra litigi e svalutazioni.
Nei lunghi e intensi giorni e nelle affaccendate settimane immediatamente e freneticamente successive a quel fatidico, decisivo e indimenticabile martedì mattina nel parcheggio deserto, ricevetti prevedibilmente e come ampiamente pronosticato dozzine di messaggi accusatori non richiesti e chiamate moleste da parte di vari parenti lontani e quasi sconosciuti.
Zii di secondo o terzo grado, lontani cugini che non vedevo faccia a faccia da interi e lunghissimi decenni per mancanza di alcun interesse reciproco o vicinanza geografica, e persino alcuni vecchi e pettegoli presunti amici di famiglia del circolo elitario dei miei genitori mi scrissero indignati e moralistici messaggi infuocati dicendo senza mezzi termini che stavo gravemente esagerando con i miei capricci ribelli, che stavo deliberatamente ferendo il cuore nobile dei miei poveri genitori anziani e che dovevo assolutamente perdonare tutto, pentirmi, fare marcia indietro umiliandomi per il sacro bene superiore della presunta sacra unione dell’onorevole famiglia borghese allargata di facciata a cui appartenevo.
Mia madre, come da copione e come ampiamente e sarcasticamente previsto dalla lucida mente analitica e geniale di zia Eleanor in sede di pianificazione preventiva dell’inevitabile scontro generazionale a venire, aveva ovviamente, prontamente e senza alcuna remora o pudore avviato a tempo di record assoluto la sua solita, subdola, spietata e meticolosa campagna di diffamazione pubblica, calunnia sociale e manipolazione della verità storica e oggettiva dei fatti realmente accaduti riguardanti il famigerato episodio della macchina graffiata e sottratta indebitamente di notte da mio padre, senza il mio minimo o informato e consapevole consenso espresso e valido ai fini legali o morali della questione.
Stava abilmente e falsamente dipingendosi in giro, nei salotti, al supermercato e nei circoli di carte delle sue amiche snob compiacenti del vicinato residenziale abbiente e annoiato in cui viveva con mio padre accondiscendente e succube, come l’innocente, martoriata, fragile e sofferente vittima designata e incompresa di una primogenita ingrata, arrogante, spietata, orribilmente materialista e dal cuore di pietra gelida, che anteponeva con malizia spaventosa il freddo e spietato valore monetario di un semplice ammasso di metallo e gomma all’amore sacro, eterno e incorruttibile della propria amorevole sorella minore in grave difficoltà e bisogno.
Non mi degnai, per nessuna ragione al mondo o per nessun falso senso di colpa inculcato dal passato o dalla società benpensante in cui eravamo immersi fin da giovani generazioni passate, di rispondere nemmeno a uno solo di quei velenosi, falsi, fastidiosi e patetici messaggi accusatori ricevuti sul mio numero di telefono privato che squillava in continuazione con notifiche ansiogene e suonerie aggressive.
Cancellai sistematicamente, meticolosamente e metodicamente, quasi con una perversa e chirurgica gioia liberatoria e un crescente, inarrestabile e meraviglioso senso di sollievo fisico ed emotivo profondo, tutte le loro pedanti comunicazioni testuali e vocali in entrata dalla memoria del mio smartphone senza nemmeno sprecare un secondo di tempo prezioso a leggerne per intero il disgustoso e ipocrita contenuto infarcito di vittimismo spicciolo e menzogne belle e buone scritte in stampatello, perché sapevo che servivano solo a manipolarmi e farmi cedere come al solito.

→

Recently Viewed

Stories you read recently will appear here.