Julian si appoggiò alla massiccia scrivania di quercia, infilando le mani nelle tasche dei pantaloni. Un sorriso obliquo, sfacciato e irresistibile gli piegò le labbra. “L’ho fatto. Ed è stato incredibilmente eccitante vederti distruggere Sterling. Sei spietata, Carter. Mi fai impazzire.”
“Julian! Non puoi…” Emma fece una mezza risata isterica, portandosi le mani ai capelli. “Non puoi annunciare che ci sposiamo al consiglio di amministrazione prima ancora di avermelo chiesto!”
Lui non rispose subito. I suoi occhi neri si addolcirono, spogliandosi della freddezza dell’uomo d’affari e lasciando trasparire un amore così devoto, così profondo, da far tremare le ginocchia a Emma. Si avvicinò a lei lentamente, estraendo qualcosa dalla tasca.
“Hai ragione,” mormorò, fermandosi a un palmo di distanza da lei. “L’ho fatto nel modo sbagliato. Ho un’immagine da mantenere, sai. Lo squalo spietato di Chicago.”
Poi, con una grazia che contrastava con la sua stazza, Julian Vance si inginocchiò per la seconda volta nella sua vita. La prima volta era stata davanti a sua nonna, nella sala da ballo del Grand Vivaldi, la notte in cui tutto era iniziato. Questa volta, era davanti a lei.
Emma si portò una mano alle labbra, gli occhi che si riempivano di lacrime.
Julian aprì una scatolina di velluto nero. Al suo interno riposava un anello di platino con un diamante taglio smeraldo dalla purezza accecante, fiancheggiato da due zaffiri blu notte, il colore degli occhi di sua madre, ricordò Emma.
“Emma Carter,” disse Julian, la voce venata di una vulnerabilità che riservava solo a lei. “Mi hai salvato la vita in più modi di quanto tu possa mai comprendere. Prima che tu entrassi in quella sala da ballo e rovinassi la serata a Victoria Langford, io ero solo un uomo con molti soldi e molta rabbia. Tu mi hai dato una casa. Mi hai dato una famiglia. Sei la mia compagna d’armi, la mia migliore amica, la donna che amo più del mio stesso respiro.” Prese la mano tremante di Emma, baciandole il dorso delle dita. “Vuoi sposare questo arrogante, spietato, insopportabile miliardario?”
Una lacrima solitaria sfuggì al controllo di Emma, tracciando un sentiero caldo sulla guancia. Rise, un suono spezzato dalla felicità. “Sì. Sì, Julian. Lo voglio.”
Lui le infilò l’anello al dito, che calzava a pennello, poi si alzò, avvolgendola in un abbraccio travolgente e sollevandola da terra. La baciò con una passione feroce e totale, un bacio che sapeva di vittorie condivise, di battaglie vinte, di promesse eterne.
La notizia del loro imminente matrimonio fece il giro di Chicago prima del tramonto. I tabloid finanziari parlavano dell’acquisizione della Sterling, mentre le riviste di gossip impazzivano per la storia d’amore della “cameriera diventata regina”.
Nei mesi successivi, la vita di Emma assunse un ritmo frenetico ma glorioso. La sua famiglia prosperava. Suo padre, ormai completamente guarito, gestiva una piccola libreria nel centro di Chicago, un vecchio sogno che Julian aveva silenziosamente finanziato. Sua sorella Lily frequentava il secondo anno alla Northwestern University, laureandosi a pieni voti in biologia, e passava i fine settimana nella tenuta di Lake Forest a discutere di libri con Eleonor.
Eleonor. L’anziana matriarca era sbocciata da quando Emma era entrata nelle loro vite. La solitudine che l’aveva perseguitata nella sua enorme villa era scomparsa. Emma andava a trovarla quasi ogni giorno, e le due donne spesso sedevano nel patio a progettare i dettagli del matrimonio.
“Sai, bambina mia,” le disse Eleonor un pomeriggio d’autunno, mentre le foglie degli aceri del parco si tingevano di rosso e oro. L’anziana signora era avvolta in uno scialle di cachemire e teneva le mani di Emma tra le sue. “Julian ha passato tutta la sua vita a costruire mura per impedire a chiunque di ferirlo. Ha visto suo padre morire per debiti, ha visto la crudeltà del mondo fin da troppo piccolo. Io temevo che sarebbe diventato come gli uomini che odiava. Uomini d’acciaio senza cuore.”
Eleonor le sfiorò la guancia. “Tu sei stata il fuoco che ha fuso quell’acciaio. Non ti ringrazierò mai abbastanza per avermi restituito il mio ragazzo.”
“Lui era già lì, Eleonor,” rispose Emma dolcemente. “Aveva solo bisogno di sapere che andava bene abbassare le armi.”
Ma il mondo in cui operavano non permetteva di abbassare le armi a lungo. Un mese prima del matrimonio, una nuova crisi si abbatté sulla Vance Enterprises, e questa volta il pericolo non veniva da fuori, ma dall’interno.
Erano le nove di sera in ufficio. Emma stava esaminando i bilanci trimestrali quando notò delle anomalie nei trasferimenti di fondi verso alcune società offshore registrate alle Isole Cayman. Società che non comparivano nei registri ufficiali della Vance. Con il cuore in gola, iniziò a scavare più a fondo, usando i codici di accesso di livello esecutivo.
Ciò che trovò la fece impallidire. Decine di milioni di dollari venivano sistematicamente dirottati dai fondi di beneficenza della Fondazione Vance, che lei stessa dirigeva, verso conti sconosciuti. Era una frode su vasta scala, un riciclaggio di denaro progettato con una precisione chirurgica. E i codici di autorizzazione usati per quei trasferimenti appartenevano a Marcus Thorne, il direttore finanziario della Vance Enterprises. Il mentore aziendale di Julian, l’uomo che lo aveva aiutato a fondare la società dieci anni prima.
Emma stampò i documenti, le mani le tremavano. Prese l’ascensore per l’attico privato di Julian.
Quando aprì la porta, lo trovò al telefono, un bicchiere di bourbon sul tavolo. Quando Julian vide la sua espressione stravolta, chiuse la chiamata senza nemmeno salutare.
“Emma, cos’hai? Sei bianca come un lenzuolo.”
Lei gli lanciò il plico di fogli sulla scrivania. “Guardali.”
Julian si accigliò, prese i fogli e iniziò a scorrere le cifre. Più leggeva, più i lineamenti del suo viso si indurivano, trasformandosi in una maschera di granito freddo. La sua mascella era contratta, gli occhi fissi sui codici di autorizzazione.
“Marcus,” sussurrò Julian. Il tradimento nella sua voce era palpabile. Era come se gli avessero conficcato un pugnale nella schiena. Marcus era l’unico uomo nel mondo degli affari di cui Julian si fidava ciecamente.
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